Il caso italiano dell’arte telematica è scarsamente documentato negli studi di settore. Le esperienze di PostMachina, MIDⱯ e Tempo Reale, avviatesi a Bologna, Milano e Calcata (Viterbo) tra il 1983 e il 1986 risultano infatti pressoché assenti dalla letteratura internazionale e poco approfondite anche in Italia. Alla luce dei materiali d’archivio, il presente contributo prende in considerazione le sperimentazioni dei tre gruppi, al fine di rintracciare le cifre espressive; i contatti registrati con alcuni esponenti della scena artistica coeva; l’attenzione di figure della critica quali Maria Grazia Mattei; le partnership culturali, dal Centre Pompidou ad Ars Electronica; aziendali, dalla RAI alla Italcable; nonché politiche, con le principali istituzioni comunitarie del tempo. Se PostMachina enfatizza la variabile dell’intervento umano nel processo tecnico, MIDⱯ sviluppa una neolingua ideografica per la civiltà telematica, mentre Tempo Reale opera con particolare attenzione alle istanze di pace, solidarietà femminile e per l’integrazione dei luoghi esclusi dal network globale. Queste ricerche, prima e dopo il maggiore riconoscimento istituzionale dell’arte telematica alla XLII Biennale di Venezia, delineano un versante dell’operatività estetica nazionale – intrinsecamente e idealmente transculturale – suscettibile di un riposizionamento critico nella fenomenologia dell’arte della comunicazione.