Il mio obiettivo è quello di estendere la nozione di gray zone, presentata da Claire Bishop nel suo saggio del 2018, Black Box, White Cube, Gray Zone, attraverso quella di skilled intentionality, proposta da Erik Rietveld e colleghi (Rietveld, Denys, Van Westen, 2018) nel campo delle scienze cognitive incarnate. A partire quindi da un approccio ecologico-enattivo alla cognizione, presenterò la nozione di skilled co-presence attraverso la quale provo a gettare luce sul modo in cui siamo in grado di estendere le nostre abilità ibridandoci con gli altri, con i materiali e le tecnologie. Per fare questo poggerò la mia riflessione sulla nozione di feedback di loop autopoietico presentata da Erika Fisher-Lichte (Fisher-Lichte, 2008). La proposta di Rietveld e colleghi ruota attorno all'arricchimento della nozione di affordance (Gibson 1979, Rietveld,Kiverstein 2014), intesa come relazione tra un aspetto dell'ambiente sociomateriale e le abilità disponibili in una forma di vita. Nuove possibilità emergono quando aspetti dell'ambiente materiale vengono colti da abilità solitamente utilizzate in altre pratiche. Ritengo che in occasione dell'emergere di una gray zone sia possibile osservare, in modo paradigmatico, come possano sorgere nuove abilità grazie alla messa in comune ed alla fertilizzazione incrociata.