Negli ultimi decenni la dimensione aurale è stata al centro di numerose sperimentazioni teatrali contemporanee. In questo contributo intendiamo focalizzare la nostra attenzione sull’esperienza auditiva dei partecipanti coinvolti nelle pratiche teatrali che impiegano dispositivi per l’ascolto, generalmente definite col termine di headphone theatre. Questo genere di pratiche è spesso legato a registrazioni binaurali che puntano a un processo di auralizzazione (auralisation) degli spazi e degli eventi che circondano il soggetto partecipante al fine di generare un effetto di immersività. Dopo aver introdotto prima alcuni concetti chiave operativi come, ad esempio, immersione, interattività, presenza, auralità, si analizzeranno gli spettacoli The Encounter (2018) di Simon McBurney/Complicite e Viola’s Room (2024) di Punchdrunk. Si illustrerà, soprattutto, come la dimensione aurale sia in grado di ridisegnare lo spazio performativo facendo sì che la percezione estetica si attualizzi attraverso un emplacement. Infine, esamineremo come i dispositivi tecnologici utilizzati in queste esperienze performative possano essere considerati delle vere e proprie protesi che giocano un ruolo fondamentale nella appercezione multimodale della performance. Il dispositivo tecnologico delle cuffie diventa un vero e proprio agente somatico capace di modificare la percezione dello spettatore, aumentando l’esperienza dello spazio secondo un approccio eco-ontologico.