La musica elettronica può essere considerata il genere che più efficacemente ha incapsulato e articolato i rapporti dell’essere umano con il rumore, le macchine e la tecnologia, incarnando molti concetti e teorie legate alla tecnologia. La ‘post-’ condizione del XXI secolo ha avuto un impatto sulla musica elettronica popolare, con l'ascesa di quella che è stata etichettata come “deconstructed club”, “post-club” e “conceptronica”. Questo articolo presenta una critica dei termini sopra citati, sostenendo che la musica dance elettronica ha costantemente impiegato strategie decostruttive e de-contestualizzanti in relazione a generi, elementi e codici espressivi preesistenti. Si sostiene infatti che una logica di assemblaggio e un'estetica della metamorfosi siano intrinseche alla musica elettronica popolare, data la sua essenza tecnologica e ricombinante. Se la musica elettronica da ballo si basa su tecniche avanguardiste come l'assemblaggio e il détournement estetico, essa può allora essere concepita come espressione di un’avanguardia popolare o di un modernismo popolare. Inoltre, elementi concettuali sono rintracciabili in essa fin dai suoi inizi. Questo articolo, quindi, si propone di riformulare l'analisi e i discorsi sulla musica elettronica popolare evidenziandone gli aspetti decostruttivi e concettuali, e propone che le sfaccettature più interessanti dei suoi sviluppi recenti risiedano altrove.