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        <journal-meta>
            <journal-id journal-id-type="publisher-id">Rivista di Studi e Ricerche Sulla Criminalità
                Organizzata</journal-id>
            <journal-title-group>
                <journal-title>Rivista di Studi e Ricerche Sulla Criminalità Organizzata</journal-title>
            </journal-title-group>
            <issn pub-type="ppub">2421-5635</issn>
            <publisher>
                <publisher-name>Milano University Press</publisher-name>
            </publisher>
        </journal-meta>
        <article-meta>
            <article-id pub-id-type="doi">10.30456/cross-31249</article-id>
            <article-categories>
                <subj-group subj-group-type="heading">
                    <subject>La ricerca</subject>
                </subj-group>
            </article-categories>
            <title-group>
                <article-title>CONFLITTO, SPAZIO E CRIMINALITÀ ECOLOGIA DI UN AGIRE TERRITORIALE NEL
                    CASO DELLA VALTROMPIA</article-title>
                <subtitle xml:lang="en">Conflict, space, and crime. Ecology of territorial action in
                    the case of Valtrompia</subtitle>
            </title-group>
            <contrib-group>
                <contrib contrib-type="author">
                    <contrib-id contrib-id-type="orcid">https://orcid.org/0009-0000-7184-2895</contrib-id>
                    <name>
                        <surname>Cavallotti</surname>
                        <given-names>Nicola</given-names>
                    </name>
                    <xref ref-type="aff" rid="aff1">*</xref>
                </contrib>
            </contrib-group>
            <aff id="aff1"><label>*</label>Ricercatore indipendente.</aff>
            <pub-date pub-type="epub">
                <year>2025</year>
            </pub-date>
            <pub-date pub-type="collection">
                <year>2025</year>
            </pub-date>
            <volume>11</volume>
            <issue>3</issue>
            <fpage>1</fpage>
            <lpage>34</lpage>
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                    <year>2026</year>
                </date>
                <date date-type="accepted">
                    <day>31</day>
                    <month>03</month>
                    <year>2026</year>
                </date>
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                <copyright-statement>&#x00A9; Nicola Cavallotti</copyright-statement>
                <copyright-year>2025</copyright-year>
                <copyright-holder>Nicola Cavallotti</copyright-holder>
                <license>
                    <license-p>This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike
                        4.0 International (CC BY-SA)</license-p>
                </license>
            </permissions>
            <abstract xml:lang="en">
                <p>This article contributes to critical research on criminal phenomena through a
                    case study of Valtrompia (Brescia, Italy). By approaching deviance as a
                    historically situated and socially constructed process, the paper explores the
                    ecological connections between conflicts, local economies and environmental
                    harm, the spatial contexts in which they emerge, and the processes of
                    criminalization associated with them.</p>
            </abstract>
            <abstract xml:lang="it">
                <p>Il saggio intende contribuire alla ricerca critica sui fenomeni criminali,
                    restituendo i risultati di uno studio di caso, la Valtrompia (BS). Osservando la
                    devianza come costruzione storica, sociale e situata, lo scritto offre una
                    prospettiva originale sulle connessioni ecologiche sottese al rapporto tra
                    conflitti, economie territoriali e danni ambientali, lo spazio in cui emergono e
                    i processi di criminalizzazione ad essi collegati. </p>
            </abstract>
            <kwd-group xml:lang="en">
                <kwd>crime</kwd>
                <kwd>persistence</kwd>
                <kwd>conflicts</kwd>
                <kwd>deviance</kwd>
                <kwd>space.</kwd>
            </kwd-group>
            <kwd-group xml:lang="it">
                <kwd>criminalit&#x00E0;</kwd>
                <kwd>persistenza</kwd>
                <kwd>conflitti</kwd>
                <kwd>devianza</kwd>
                <kwd>spazio</kwd>
            </kwd-group>
        </article-meta>
    </front>
    <body>
        <sec>
            <title>1. PREMESSA</title>
            <p>Il dibattito criminologico interroga da oltre un secolo il rapporto fra fenomeni
                devianti e contesto. Con la Scuola di Chicago ed Edwin Sutherland
                l&#x2019;attenzione si &#x00E8; spostata dall&#x2019;atto individuale alle
                condizioni relazionali e ambientali che rendono possibile il crimine. Da allora, la
                sociologia della devianza, la green criminology<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn1">1</xref>
                </sup> e pi&#x00F9; recenti prospettive interdisciplinari hanno consolidato
                l&#x2019;idea che il crimine sia un prodotto storico e sociale, inscritto in
                specifiche configurazioni di potere, economia e cultura<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn2">2</xref>
                </sup>. Parallelamente, la crescente centralit&#x00E0; della dimensione spaziale
                nelle scienze sociali ha reso evidente che la costruzione del crimine pu&#x00F2;
                essere intesa come &#x201C;fenomeno di societ&#x00E0; locale&#x201D;, ossia
                &#x201C;radicato tradizionalmente in un preciso contesto territoriale, dove si
                riproduce e dal quale si diffonde essenzialmente attraverso l&#x2019;impiego di
                capitale sociale&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn3">3</xref>
                </sup>. I legami tra gruppi sociali e spazio di vita partecipano attivamente alla
                definizione delle soglie di tollerabilit&#x00E0;, legittimit&#x00E0; e devianza. Gli
                studi socio-criminologici interessati al fenomeno mafioso hanno mostrato quanto il
                rapporto con il territorio sia costitutivo della forma stessa dell&#x2019;organizzazione<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn4">4</xref>
                </sup>. Gli studi psico-antropologici, sempre sul fenomeno mafioso, hanno stabilito
                l&#x2019;esistenza di un legame imprescindibile e intenso tra psicologia
                dell&#x2019;individuo mafioso e territorio, un legame non scientificamente
                generalizzabile, la cui comprensione &#x00E8; possibile solo con uno studio discreto
                e contestualizzato<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn5">5</xref>
                </sup>. A partire dal legame organizzazione-contesto si pu&#x00F2; indurre una
                lettura pi&#x00F9; generale osservando come nel territorio &#x2013; inteso come
                spazio etnico-abitativo e fondamento antropologico &#x2013; il complesso di
                relazioni che lo agiscono sia &#x201C;in costante rapporto con particolari strutture
                ambientali attraversate da una circolarit&#x00E0; evolutivamente interattiva tra la
                mente e il contesto&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn6">6</xref>
                </sup>. I fenomeni sociali sono antropologicamente connotati, non solo per effetto
                della societ&#x00E0; in cui emergono ma per una pi&#x00F9; profonda ragione
                geografica e storica, sono legati al loro contenitore ecologico, quello spazio che
                ne detiene il senso pi&#x00F9; profondo<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn7">7</xref>
                </sup>. </p>
            <p>In questo quadro epistemico, la Green Criminology ha ampiamente dimostrato &#x2013;
                si pensi alla <italic>treadmill of crime</italic><sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn8">8</xref>
                </sup> &#x2013; come i
                danni ambientali siano spesso il prodotto di logiche sistemiche radicate nel modello
                politico-economico egemone, piuttosto che semplici espressioni di criminalit&#x00E0;
                organizzata. Muovendo da queste premesse, l&#x2019;analisi qui proposta intende
                focalizzarsi sui processi di normalizzazione territoriale che permettono a tali
                pratiche di persistere. Secondo questa prospettiva, un fenomeno sociale che resiste
                alle trasformazioni, al di l&#x00E0; della sua criminalizzazione, ha ottenuto una
                propria spazializzazione: un processo necessario per radicarsi e resistere anche a
                eventuali forme di contrasto penale. La spazializzazione non avviene senza tensioni
                e conflitti, soprattutto nei contesti ad alta densit&#x00E0; urbana<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn9">9</xref>
                </sup>. Ogni persistenza
                &#x00E8;, dunque, il portato di un conflitto per lo spazio e per la ridefinizione
                del suo utilizzo<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn10">10</xref>
                </sup>. Le pratiche
                criminalizzate possono essere lette come frizioni interne a un ordine territoriale:
                espressioni conflittuali emergenti laddove mutano gli equilibri normativi, economici
                e simbolici sedimentati in una determinata geografia storica. La scelta della
                Valtrompia come caso studio si inserisce in questa cornice teorica. Situata ai
                margini della pianura padana costituisce una declinazione locale di dinamiche
                globali: uno sviluppo industriale ad alto impatto ambientale, una tradizione
                produttiva secolare, con conflitti legati alla gestione delle risorse e alla
                trasformazione dello spazio. In tale contesto, l&#x2019;analisi si concentra sulle
                condizioni territoriali che rendono possibile la persistenza di pratiche
                criminalizzate, interrogando la dialettica tra fenomeni sociali, organizzazione
                dello spazio e soglie di normalizzazione. </p>
            <p>Per supportare la tesi, integrer&#x00F2; le prospettive criminologiche con la
                letteratura sui danni ambientali e i conflitti territoriali<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn11">11</xref>
                </sup>, riconducibile
                alla geografia critica di matrice marxiana<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn12">12</xref>
                </sup>. A questo
                apparato teorico e scientifico si affiancher&#x00E0;, come supporto empirico,
                l&#x2019;analisi della letteratura grigia. Il materiale empirico su cui si basa il
                saggio &#x00E8; parte di un pi&#x00F9; ampio lavoro di ricerca sul caso della
                Valtrompia, l&#x2019;attivit&#x00E0; di campo si &#x00E8; svolta tra il 2022 e il
                2024 ed &#x00E8; stata condotta con metodo etnografico, facendo ricorso a metodi
                qualitativi come interviste, sociologia visuale e osservazione partecipante<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn13">13</xref>
                </sup>. Il saggio si
                compone di quattro parti distinte. Il secondo paragrafo inquadra il danno, i crimini
                e i conflitti ambientali come gli ambiti teorici ed empirici in cui &#x00E8;
                maturata la seguente analisi. Il terzo &#x00E8; dedicato alla rielaborazione del
                materiale empirico ottenuto nel corso dello studio di caso: verr&#x00E0; presentato
                il territorio oggetto di analisi e il suo sviluppo industriale, poi, attraverso le
                interviste, la rilettura delle fonti locali e dei rapporti scientifici, il paragrafo
                avr&#x00E0; come proprio centro analitico il rapporto tra le pratiche, i conflitti e
                gli illeciti. Infine, il quarto offrir&#x00E0; una possibile concettualizzazione
                integrativa per leggere la relazione fra fenomeno e ambiente con il concetto di
                &#x201C;innesto&#x201D;. </p>
        </sec>
        <sec>
            <title>2. IL DANNO AMBIENTALE COME CAMPO TEORICO PER LO STUDIO DEI CONFLITTI, DELLA
                CRIMINALIT&#x00C0; E DELLE DEVIANZE </title>
            <p>La prospettiva ecologico-politica &#x2013; intrecciata con la criminologia critica
                &#x2013; considera danni e crimini ambientali come fatti sociali normali, intranei
                alla struttura economico-produttiva capitalista e inscritti in asimmetrie di potere<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn14">14</xref>
                </sup>. Gi&#x00E0; negli
                anni Settanta i criminologi Herman Schwendinger e Julia Schwendinger proponevano di
                porre al centro dell&#x2019;analisi i danni strutturali<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn15">15</xref>
                </sup>. La
                peculiarit&#x00E0; dei danni ambientali di natura antropica permette alla ricerca
                sociale ed ecologica di osservare le condizioni di esistenza alla base dei processi
                di territorializzazione agiti da una data societ&#x00E0; nel suo ambiente: si pensi
                al concetto di <italic>social harm</italic>, per evidenziare
                l&#x2019;intraneit&#x00E0; e la natura sociale e culturale del danno<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn16">16</xref>
                </sup>. Da un punto di
                vista criminologico, il ricorso alla categoria di danno ha ampliato
                l&#x2019;orizzonte teorico ed empirico oltre il diritto penale, includendo processi
                lenti e diffusi, spesso invisibili alle statistiche criminali<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn17">17</xref>
                </sup>. Il danno
                &#x2013; rispetto all&#x2019;approccio giudiziario improntato sulla nozione
                individualistica di responsabilit&#x00E0; &#x2013; apre l&#x2019;investigazione alle
                responsabilit&#x00E0; corporative, sistemiche e collettive, ancorch&#x00E9; esso
                pu&#x00F2; essere utilizzato come risposta alle tensioni prodotte dal sistema
                socioeconomico che insistono sugli individui e sulle loro condizioni di vita<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn18">18</xref>
                </sup>. </p>
            <p>La letteratura sui crimini dei potenti e sui crimes of the economy ha mostrato il
                continuum tra legale e illegale, evidenziando come pratiche formalmente lecite
                possano produrre danni sistemici. I <italic>crimes of the economy</italic>, per
                Ruggiero, sono &#x201C;ispirati, giustificati o addirittura incoraggiati
                dall&#x2019;economia, intesa come insieme di concetti, principi e valori&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn19">19</xref>
                </sup>. Il continuum
                legale-illegale &#x00E8; il presupposto necessario per la comprensione dei crimini
                dei potenti e per lo studio del danno, entrambe dimensioni caratterizzate dalla
                difficolt&#x00E0; a stabilire empiricamente le cause e gli effetti, le
                responsabilit&#x00E0; e le vittime<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn20">20</xref>
                </sup>. Ruggiero parla
                di <italic>exploitative deviance</italic> come quei danni calcolati dai vertici
                aziendali per esternalizzare i costi e, grazie al proprio <italic>surplus of control</italic>,
                agire indisturbati<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn21">21</xref>
                </sup>. Secondo Tittle,
                un meccanismo di controllo sbilanciato a favore dei potenti produce forme di
                devianza organizzata, strumentale, spesso invisibile o legittimata<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn22">22</xref>
                </sup>. La prospettiva
                di Tittle invita a ridimensionare l&#x2019;uso esclusivo delle teorie del conflitto
                di matrice marxiana nell&#x2019;interpretazione dei processi di
                &#x201C;deviantizzazione&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn23">23</xref>
                </sup>: la deprivazione
                e la competizione strutturale rappresentano componenti rilevanti, ma non esaustive.
                In quest&#x2019;ottica, la devianza non scaturisce dal conflitto in s&#x00E9;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn24">24</xref>
                </sup>, quanto
                dall&#x2019;interazione tra quest&#x2019;ultimo, la configurazione spaziale e i
                dispositivi di regolazione. &#x00C8; tale combinazione a determinare gli assetti
                territoriali in cui l&#x2019;illegalit&#x00E0; pu&#x00F2; radicarsi, normalizzarsi e
                divenire funzionale alla riproduzione del sistema locale.</p>
            <p>Se calati nella analitica del conflitto, danni e crimini sono osservabili come
                dispositivi. Da una parte il danno sembra funzionale alla logica dei processi di
                normalizzazione di una data organizzazione ecologica, e, come dispositivo,
                distribuisce rischi e vulnerabilit&#x00E0; in modo diseguale, rendendoli accettabili
                o invisibili. Il crimine rappresenta la fase avanzata dei processi di
                stigmatizzazione, segregazione e colpevolizzazione, la criminalizzazione non
                &#x00E8; altro che la codifica legislativa di tale dinamica sociale. Affianco ai
                conflitti tradizionali &#x2013; che minacciano direttamente la legittimit&#x00E0;
                dello Stato &#x2013; i conflitti contemporanei emergenti &#x201C;riguardano il
                funzionamento complessivo dell&#x2019;ordine capitalistico&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn25">25</xref>
                </sup>. Lo Stato
                &#x201C;sociale&#x201D; contemporaneo di fronte ai meccanismi di accumulazione,
                attivatori dei nuovi conflitti, funge da mediatore, affrontando le tensioni
                emergenti in modo differenziato, alternando, a seconda del ruolo strategico dei
                gruppi coinvolti, la criminalizzazione e la repressione diretta o la gestione
                sociale<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn26">26</xref>
                </sup>. I due piani
                contrapposti servono ad evidenziare tanto la natura situata degli effetti e delle
                cause dei danni, quanto la presunzione (spesso) esterna &#x2013; strategica &#x2013;
                dei processi di criminalizzazione. Il danno non &#x00E8; mai solo
                &#x201C;ambientale&#x201D; &#x00E8; piuttosto sistemico, territoriale, ecologico
                nella misura in cui &#x00E8; rappresentativo di un&#x2019;organizzazione dello
                spazio e influisce sulle relazioni che compongono quello spazio in maniera
                trasversale e multilivello<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn27">27</xref>
                </sup>. </p>
            <p>Per queste ragioni alcune categorie assumono una centralit&#x00E0; specifica ai fini
                dell&#x2019;analisi della trasversalit&#x00E0; del danno: spazio, territorio e
                paesaggio<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn28">28</xref>
                </sup>. Non vanno intesi
                come termini equivalenti quanto come livelli analitici differenti attraverso cui
                osservare le configurazioni del danno. Il primo interessa il piano epistemologico, e
                colloca il danno nella sua precipua spazialit&#x00E0;, come lo spazio anche il danno
                &#x00E8; intriso dei rapporti di produzione che lo producono e riproducono<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn29">29</xref>
                </sup>. Il territorio
                definisce l&#x2019;organizzazione socioeconomica e geopolitica entro cui il danno si
                manifesta attraversando i processi di normalizzazione o stigmatizzazione. La
                spazializzazione caratterizza la presa di posizione di un fenomeno entro uno
                specifico spazio; mentre la territorializzazione coinvolge per intero i cicli di
                civilizzazione succedutisi in quel determinato spazio, ciascuno, insediandosi,
                deposita strutture insediative e culturali, molte delle quali permangono nella lunga
                durata<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn30">30</xref>
                </sup>. Il paesaggio,
                inteso come orientamento degli individui e delle comunit&#x00E0; verso lo spazio,
                intercetta la parte cognitiva e affettiva nei confronti del danno<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn31">31</xref>
                </sup>, nonch&#x00E9; il
                piano morale dove si costruiscono i differenti regimi di giustificazione a partire
                dai rispettivi riferimenti territoriali condivisi o confliggenti.</p>
        </sec>
        <sec>
            <title>3. LO SPAZIO DELL&#x2019;INDUSTRIA IN VALTROMPIA</title>
            <p>La Valtrompia, incuneata tra Pianura Padana e arco alpino, occupa una posizione
                liminale che ha storicamente prodotto frizioni geopolitiche e culturali. Nella lunga
                storia, la Valtrompia &#x00E8; stata sede di tre distretti industriali, diventando
                un coacervo di interessi economico-politici atipico per un paesaggio montano con le
                sue caratteristiche. La mobilit&#x00E0; di capitali e persone ha convissuto con una
                cultura montana e produttiva fortemente radicata, capace di attivare barriere
                simboliche e materiali rispetto a cambiamenti percepiti come esogeni. </p>
            <p>Oggi la valle &#x00E8; investita da mutamenti profondi che mettono in forte
                discussione le condizioni materiali della vita, le strutture e le istituzioni alla
                base del patto sociale interno alle comunit&#x00E0; locali. Nel 2022 la Valtrompia
                &#x00E8; stata riconosciuta come Area Interna, una classificazione che identifica
                territori significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali
                (istruzione, salute e mobilit&#x00E0;), nonostante il loro capitale ambientale e
                antropico<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn32">32</xref>
                </sup>. Nel caso
                specifico, certifica la vulnerabilit&#x00E0; territoriale della valle in seguito a
                processi come la deindustrializzazione, da cui dipendono la crisi del mercato del
                lavoro e &#x2013; pi&#x00F9; in generale &#x2013; dell&#x2019;industria
                manifatturiera, si combina con la contrazione demografica<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn33">33</xref>
                </sup>; e la crisi
                ambientale, una forma di &#x201C;periferizzazione ecologica&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn34">34</xref>
                </sup>. Questi fenomeni
                e la contiguit&#x00E0; della valle con il suo esterno, hanno un&#x2019;azione
                trasformativa sulle strutture tradizionali, come fiumi con i propri alvei, con
                azioni erosive continue movimentano, dislocano e determinano nuovi sedimenti.
                Cos&#x00EC; anche dobbiamo immaginarci la promiscuit&#x00E0; delle tradizionali
                strutture socioeconomiche locali con i loro opposti, in uno scambio continuo e
                dinamico senza fine. Eppure, le strutture organizzative e relazionali storiche,
                pilastri dell&#x2019;antico sistema produttivo e sociale, hanno saputo opporre
                resistenza, adattandosi e rimodellandosi anche attraverso le<italic> grandi
                trasformazioni</italic><sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn35">35</xref>
                </sup>. Dalle analisi
                sui conflitti ecologici<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn36">36</xref>
                </sup> triumplini emerge
                una tensione profonda fra due modelli identitari<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn37">37</xref>
                </sup> &#x2013; quello
                alpino e quello industriale &#x2013; molto evidenti e radicati nelle comunit&#x00E0;
                locali. Entrambi fungono sia da categorie identitarie che da regimi di uso dello
                spazio. Tipizzando: l&#x2019;alpino rappresenta l&#x2019;economia di sussistenza,
                l&#x2019;industriale l&#x2019;estrazione e produzione intensiva. </p>
            <p>Qualche dato: in valle tra il 1951 e il 2001 il numero di imprese locali &#x00E8;
                passato da 256 a 2.119 (&#x002B;727,7&#x0025;), gli occupanti nelle fabbriche da
                4.850 a 20.903 (&#x002B; 331&#x0025;)<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn38">38</xref>
                </sup>. Fra tutte le 14
                aree interne lombarde in rapporto agli abitanti dell&#x2019;area, la Valtrompia
                risulta l&#x2019;area con il numero di addetti nel settore manifatturiero pi&#x00F9;
                alto in rapporto al numero di abitanti. Qui l&#x2019;industria &#x00E8; il settore
                che impiega pi&#x00F9; della met&#x00E0; degli occupati, seguito dal settore
                terziario<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn39">39</xref>
                </sup>. I settori traino
                dell&#x2019;economia sono il metallurgico e il siderurgico. Sul fronte venatorio,
                Brescia detiene il primato nazionale come provincia per il pi&#x00F9; alto numero
                sia di cacciatori (20.000<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn40">40</xref>
                </sup>) che di capanni
                (8.000)<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn41">41</xref>
                </sup>. La sua
                persistenza &#x00E8; radicata nella capillare e storica produzione locale di armi
                che ha posto le fondamenta per la simbiosi fra economia e cultura, consolidando la
                caccia come elemento identitario e funzionale. Inoltre, l&#x2019;avifauna migratoria
                passa dalle valli bresciane e bergamasche nel percorso verso gli habitat di
                svernamento. Un fenomeno che ha contribuito a strutturare pratiche, infrastrutture e
                paesaggi venatori finalizzati alla cattura dei migratori. </p>
            <sec>
                <title>
                    <italic>3.1. Morfogenesi dei conflitti </italic>
                </title>
                <p>La coesistenza dei due modelli identitari si inscrive nei processi di
                    socializzazione, entro cui gli individui interiorizzano aspettative talvolta
                    convergenti, talvolta conflittuali. La morale, ovvero i valori che orientano i
                    comportamenti economici, sociali e politici, tende anch&#x2019;essa a
                    costituirsi in questo schema. All&#x2019;interno di questo dualismo, le
                    comunit&#x00E0; organizzano le proprie forme di solidariet&#x00E0; intermedia e
                    i sistemi di sanzioni previsti per i comportamenti socialmente disfunzionali. Un
                    altro elemento cruciale osservato nel ricostruire l&#x2019;evoluzione delle
                    dinamiche socio-ecologiche della Valtrompia &#x00E8; rappresentato dalla
                    contingenza bellica. La valle, storicamente centro di produzione di armamenti,
                    ha visto il proprio sviluppo economico strettamente legato alle guerre e alle
                    commesse militari. Un elemento strutturante di lungo periodo, la cui
                    centralit&#x00E0; &#x00E8; oggi parzialmente rimossa dal discorso pubblico
                    locale. Non di meno, nel suo sviluppo storico, questa dimensione ha avuto un
                    impatto profondo non solo sull&#x2019;organizzazione sociale, rafforzando il
                    legame tra fabbrica e comunit&#x00E0;, ma anche sull&#x2019;ambiente, le cui
                    componenti sono state intensivamente sfruttate per alimentare l&#x2019;industria
                    bellica e, contestualmente, per l&#x2019;attivit&#x00E0; venatoria. La
                    produzione di armi ha consolidato un approccio estrattivo che vedeva le risorse
                    naturali come funzionali alla sopravvivenza economica della valle.
                    L&#x2019;organizzazione dello spazio si &#x00E8; sviluppata a partire da questa
                    dinamica storica cristallizzandosi attorno a due <italic>tipi ideali</italic>:
                    caccia e industria, due modi distinti e al contempo interconnessi di interagire
                    con il territorio e <italic>possedere</italic> il paesaggio<sup>
                        <xref ref-type="fn" rid="fn42">42</xref>
                    </sup>. Entrambi
                    tendono a configurare la natura come risorsa governabile, rivendicando una forma
                    di primazia &#x2013; economica nel caso dell&#x2019;industria, culturale e
                    simbolica nel caso della caccia. A loro spetta quindi la gestione sociale,
                    economica e simbolica della natura come risorsa o materia prima, contribuendo
                    alla definizione di un equilibrio (o squilibrio) ecologico specifico. Da una
                    parte l&#x2019;estrattivismo industriale tende a produrre soglie di
                    tollerabilit&#x00E0; del danno; dall&#x2019;altra la caccia &#x00E8;
                    l&#x2019;ambito ideale per la costituzione di un regime simbolico di
                    legittimazione dell&#x2019;appropriazione. Quando interviene una ridefinizione
                    normativa esterna, i due regimi entrano in attrito. Il conflitto sembra
                    attivarsi su logiche profonde, <italic>onto-logiche</italic>, sulla natura: cosa
                    &#x00E8; e chi la definisce, cosa &#x00E8; risorsa, o patrimonio, o habitat, ma
                    anche cosa sono tradizione, normalit&#x00E0; o devianza. </p>
                <p>Come in altri luoghi, anche in Valtrompia il paesaggio industriale tende a
                    decentrarsi, ad invadere il paesaggio rurale, a produrre nuovi immaginari ed
                    iconemi obliterando i precedenti. &#x00C8; una configurazione spaziale
                    discontinua ma anela ad una continuit&#x00E0; che si realizza attraverso gli <italic>
                    altri </italic>corpi e gli <italic>altri </italic>spazi. Lo spazio industriale
                    &#x00E8; lo spazio delle relazioni meccaniche e contrattuali, volte a ridurre al
                    minimo il grado di incertezza su scambi e transizioni fra gli agenti che lo
                    abitano. &#x00C8; mobile, negli spostamenti della sua popolazione, prodotti ed
                    energia, nel suo estendersi e replicarsi, infrastrutturando e creando mezzi e
                    attrezzature per spazializzare <italic>infinite</italic> volte.
                    L&#x2019;industria ottiene l&#x2019;addomesticamento delle relazioni ecologiche
                    potendo queste venire razionalizzate, riprodotte e mutate. Per questo, se
                    &#x00E8; verticale nelle sue gerarchie interne, &#x00E8; altres&#x00EC;
                    orizzontale nel suo tentativo di trascendere le conflittualit&#x00E0;,
                    assorbendole o neutralizzandole. </p>
                <sec>
                    <title>
                        <italic>3.1.2. I corpi idrici e gli sversamenti inquinanti</italic>
                    </title>
                    <p>Il conflitto di classe ha attraversato la storia triumplina &#x2013; in
                        particolare negli anni Dieci del XX secolo e tra il 1960 e il 1980 &#x2013;
                        senza tuttavia alterare stabilmente i rapporti di forza di questa
                        realt&#x00E0; produttiva. Anche i conflitti ambientali emersi a partire
                        dagli anni Settanta &#x2013; come a Nave, dove l&#x2019;inquinamento delle
                        acciaierie era divenuto insostenibile<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn43">43</xref>
                        </sup> o
                        le istanze dei cittadini in difesa del fiume Mella, gi&#x00E0; negli anni
                        Sessanta &#x201C;il ricettacolo di ogni sorta di scarico industriale e
                        spesso le sostanze pi&#x00F9; nocive sono state scaricate direttamente nel
                        terreno attraverso pozzi perdenti&#x201D;<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn44">44</xref>
                        </sup>&#x2013;
                        non hanno portato ad una trasformazione strutturale
                        dell&#x2019;organizzazione dello spazio<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn45">45</xref>
                        </sup>.
                        Anche i danni al torrente Gobbia hanno generato conflitto, quando la legge
                        Merli (1976) si innest&#x00F2; in uno spazio organizzato ecologicamente per
                        scaricare, criminalizzandolo. Come ricorda Lorenzo Dal Lago, ex comandante
                        della polizia locale di Lumezzane:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>(&#x2026;) prima di questa (<italic>legge</italic>) l&#x2019;inquinamento
                            non era affatto perseguito, esistevano poche norme che erano le
                            classiche norme del Codice penale, la 674 sull&#x2019;emissione di gas e
                            fumi, la 659 sulla numerosit&#x00E0;, ma riguardavano come dire
                            contenziosi di vicinato pi&#x00F9; che altro. Nel nostro tessuto sociale
                            &#x00E8; tipico il fudinet, cio&#x00E8; l&#x2019;officina abbinata
                            all&#x2019;abitazione; quindi, uno sotto costruiva la sua officina e
                            sopra ci abitava, era facile inserire dentro una pulissoia o piano piano
                            anche un piccolo trattamento galvanico, una burattatura, qualcosa di
                            questo genere. Ovviamente erano tutte quante lavorazioni idroesigenti e
                            quindi inizialmente si scaricava tranquillamente attraverso la rete
                            fognaria nel fiume Gobbia (&#x2026;). Dopo il 1976, allora l&#x00EC;
                            &#x00E8; iniziato ovviamente l&#x2019;operazione di controllo
                            amministrativo sugli scarichi, con un&#x2019;ottica molto permissiva e
                            tollerante anche perch&#x00E9; il sindaco stesso che politicamente si
                            sentiva costretto a fare questa operazione era prima di tutto un
                            consulente degli altri imprenditori ma anche un imprenditore lui stesso<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn46">46</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Lo spazio &#x2013; e la sua organizzazione storica &#x2013; precede la norma,
                        che interviene ex post su pratiche sedimentate. Tende ad adattarsi in modo
                        permissivo, soprattutto laddove la spazializzazione dei comportamenti
                        criminalizzati appartiene alla lunga durata, non &#x00E8; un caso che qui
                        gli attori di controllo (come il sindaco) &#x2013; nell&#x2019;accezione di
                        Tittle &#x2013; coincidano con gli attori produttivi. C&#x2019;&#x00E8;
                        un&#x2019;eccedenza di controllo e un controllo amministrativo debole,
                        quindi una tolleranza formalizzata:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>E quindi venne istituito questo benedetto ufficio di tutela ambiente
                            (&#x2026;). Io andavo effettivamente a fare i campionamenti delle acque,
                            i pozzetti campionabili e ne ho visto un po&#x2019; di tutti quanti i
                            colori insieme con un paio di tecnici, chimici, colleghi che provenivano
                            dall&#x2019;istituto di igiene profilassi, ma che dovevano controllare
                            tutta la provincia. (&#x2026;) avere solo tre persone che andassero a
                            controllare era un&#x2019;inezia ovviamente. Teniamo conto che in quel
                            periodo a Lumezzane c&#x2019;erano circa 1.300/1.400 attivit&#x00E0;
                            produttive tra artigianali e industriali e tantissime posizionate in
                            certi luoghi che erano impensabili (&#x2026;) In quel periodo vennero
                            fatti parecchi procedimenti penali nei confronti di queste persone
                            per&#x00F2; il problema fondamentale era che sia
                            l&#x2019;amministrazione sia la gente consideravano questa come
                            un&#x2019;operazione quasi forzata. Nel senso che non c&#x2019;era
                            questa sensibilit&#x00E0; a tutela dell&#x2019;ambiente ma c&#x2019;era
                            contrariamente la sensibilit&#x00E0; alla tutela del lavoro e
                            dell&#x2019;arricchimento in genere<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn47">47</xref>
                            </sup>
                            . </p>
                    </disp-quote>
                    <p>Claudio Gnutti, assessore di Lumezzane, restituisce il punto di vista
                        dell&#x2019;amministrazione:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Negli anni Ottanta e Novanta qua c&#x2019;erano molti spazzolini che
                            spazzolavano (<italic>una delle fasi di pulitura dei metalli</italic>),
                            lo scarto della spazzola lo buttavano nei canali. Un mal costume
                            normalizzato. Se segui il Gobbia, in cima fino a sant&#x2019;Apollonio
                            vedi proprio che erano discariche a cielo aperto, ma perch&#x00E9; era
                            cos&#x00EC;, ai tempi era normale, non c&#x2019;era regolamentazione su
                            queste cose qua. Negli anni Settanta e Ottanta le aziende continuavano a
                            crescere, non era regolamentato niente, prendevano e buttavano nel
                            torrente<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn48">48</xref>
                            </sup>
                            .  </p>
                    </disp-quote>
                    <p>Nei casi citati si vede come il conflitto non sia una conseguenza diretta di
                        un danno. Ad innescare la tensione &#x00E8; piuttosto l&#x2019;irruzione di
                        una nuova soglia normativa all&#x2019;interno di un territorio gi&#x00E0;
                        strutturato &#x2013; non solo materialmente &#x2013; per
                        l&#x2019;esternalizzazione dei costi ambientali. Un conflitto
                        interpretabile, seguendo Michele Cerruti But, come una tensione per
                        fraintendimento<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn49">49</xref>
                        </sup>,
                        con la concezione di spazio pubblico, incorporata nella legge &#x2013; entro
                        cui responsabilit&#x00E0; ed effetti sono pensati come collettivi &#x2013;
                        entra in attrito con una forte proiezione privatizzata dello stesso, pur se
                        anche la propriet&#x00E0; tende a essere percepita come una sorta di
                        &#x201C;diritto pubblico&#x201D;. &#x00C8; per&#x00F2; anche una
                        &#x201C;tensione per differenza di valore&#x201D; <sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn50">50</xref>
                        </sup>,
                        per attribuzione diversa del valore dello spazio, che qui ha perso la sua
                        natura ecologica, di reciprocit&#x00E0;, venendo pensato come luogo di
                        costruzione o di scarto in una relazione univoca, monca. La
                        criminalizzazione degli scarichi abusivi non stigmatizza una pratica nuova,
                        ma ridefinisce retroattivamente come illecito ci&#x00F2; che era stato per
                        decenni funzionale e socialmente accettato. Il conflitto, dunque, come
                        l&#x2019;effetto di una dissonanza tra organizzazione territoriale e
                        ridefinizione giuridica.</p>
                </sec>
                <sec>
                    <title>
                        <italic>3.1.3. Gli ambienti forestali e l&#x2019;attivit&#x00E0; venatoria</italic>
                    </title>
                    <p>Nella ricognizione delle fonti documentarie locali la &#x201C;distruzione
                        sistematica e &#x201C;pacifica&#x201D; della natura&#x201D; viene associata
                        allo sviluppo industriale nei quotidiani bresciani e triumplini degli anni
                        Settanta e Ottanta<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn51">51</xref>
                        </sup>.
                        La tensione raggiunge un punto di svolta con il referendum per
                        l&#x2019;abolizione della caccia e del porto d&#x2019;armi nel 1981, dopo
                        anni eccezionali per la produzione armiera e per l&#x2019;attivit&#x00E0;
                        venatoria<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn52">52</xref>
                        </sup>:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>L&#x2019;avvento dei primi movimenti ambientalisti anticaccia (&#x2026;)
                            fu a mio avviso sottovalutato dalle associazioni di cacciatori.
                            Piuttosto che contrastare sul nascere i tentativi di criminalizzazione
                            nei nostri confronti si prefer&#x00EC; cercare un impossibile dialogo,
                            arrivando anche ad accettare di sacrificare la caccia agli uccelletti
                            silvani nell&#x2019;errata convinzione di &#x201C;pacificare&#x201D; gli
                            avversari<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn53">53</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>A quel momento segu&#x00EC;, un decennio pi&#x00F9; tardi, la legge 157/1992,
                        che destabilizz&#x00F2; ulteriormente l&#x2019;ambiente triumplino:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>L&#x2019;entrata in vigore della legge 157 (&#x2026;)
                            &#x201C;sconvolse&#x201D; di fatto la nostra passione attraverso
                            l&#x2019;introduzione dei reati penali anche per alcune infrazioni
                            ritenute sino allora lievi; l&#x2019;imposizione della scelta della
                            forma di caccia in via esclusiva (relegando di fatto i capannisti nel
                            loro appostamento, impedendo qualunque tipo di mobilit&#x00E0; sul
                            territorio) e, non da ultimo, l&#x2019;ampliamento della categoria degli
                            organi deputati alla vigilanza, ivi compresi gli agenti volontari<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn54">54</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>&#x00C8; un caso interessante di una legge che produce una devianza, e, come
                        molte imposizioni normative, va oltre il piano sanzionatorio ridefinendo i
                        confini di mobilit&#x00E0;, controllo e sorveglianza nello spazio montano.
                        Un conflitto che, dalla sua istituzionalizzazione referendaria, ha prodotto
                        una crescente polarizzazione tra associazioni ambientaliste, mondo venatorio
                        e apparati di controllo.</p>
                    <p>Paolo Baldi, giornalista e redattore del quotidiano online
                        &#x201C;Bresciaoggi&#x201D;, ripercorre brevemente l&#x2019;evoluzione del
                        fenomeno venatorio in Valtrompia:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Negli anni Ottanta-Novanta c&#x2019;erano decine di migliaia di archetti
                            (&#x2026;). Poi siamo passati da una situazione nella quale dovevamo
                            scappare quando incontravamo gli uccellatori a quella in cui hanno
                            iniziato a scappare loro, (&#x2026;) perch&#x00E9; l&#x2019;operazione
                            Pettirosso &#x00E8; stata ripetuta nonostante tutti i tentativi di
                            interrompere, di cancellarla per sempre e ogni anno, prima i forestali
                            poi i carabinieri denunciavano centinaia di persone e alla fine questo
                            fenomeno si &#x00E8; effettivamente ridimensionato<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn55">55</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Dino Mensi, volontario della LAC (Lega Abolizione Caccia), fra i primi a
                        vivere il conflitto da antagonista: </p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>(&#x2026;) abbiamo scoperto un mondo di illecito, che illecito era solo
                            formalmente: era una cosa tollerata, conosciuta e permessa. Quando
                            abbiamo allargato il nostro giro abbiamo subito denunciato alla
                            forestale, che tranquillamente ci ha detto che si potevamo toglierli, ma
                            era un comportamento assurdo erano loro che avrebbero dovuto
                            intervenire. Era un mondo a noi sconosciuto, dove ci rendevamo conto che
                            tutti potevano fare quello che volevano perch&#x00E9; sostanzialmente
                            erano tollerati, questi si trovano a mangiare assieme probabilmente,
                            guardie e cacciatori, non lo sapevamo per&#x00F2; questa tolleranza ci
                            ha fatto pensare che ci fosse una conoscenza palese, e in secondo luogo
                            che il problema fosse sottostimato: un piccolo peccato che era possibile
                            tollerare e che c&#x2019;erano cose ben pi&#x00F9; importanti da
                            gestire. Anche perch&#x00E9; quelli erano la guardia forestale e questo
                            era il loro preciso compito. Da quel momento in poi abbiamo iniziato a
                            capire che era una situazione industriale e che non potevamo agire da
                            soli, abbiamo contattato diverse associazioni nel bresciano ma queste si
                            sono rese indisponibili perch&#x00E9; la consideravano una situazione
                            pericolosa, nella quale altri volontari che avevano provato a fare
                            azioni antibracconaggio erano stati minacciati<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn56">56</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Il conflitto ha anche uno svolgimento intraneo al mondo venatorio. Ad
                        esempio, lo spiega Fabio, cacciatore &#x201C;deviante&#x201D; nel contesto
                        triumplino:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Io sono sempre stato contro il bracconaggio. Ho pagato le conseguenze
                            perch&#x00E9; sono stato guardia venatoria volontaria, mi sono trovato
                            una mattina, diverse piante del capanno tagliate, mi son trovato tre
                            pini rossi pi&#x00F9; belli tagliati. Mi hanno circonciso il faggio
                            pi&#x00F9; bello con la motosega e vandalizzato altre parti del capanno
                            (&#x2026;) ho smesso di fare denunce perch&#x00E9; &#x00E8; tempo perso,
                            perch&#x00E9; non c&#x2019;&#x00E8; la volont&#x00E0; nel mondo
                            venatorio di andare a colpire i responsabili. Venivo visto come la
                            persona schierata con gli ambientalisti. Perch&#x00E9; ho avanzato
                            alcune perplessit&#x00E0;, abbiamo litigato. Mi sono trovato tutti
                            contro, dal mondo venatorio locale e amici cacciatori, che quasi quasi
                            faccio fatica anche a salutarti quando ci contestavi certe cose.
                            (&#x2026;) Poi ne paghi le conseguenze. La macchina rigata, le gomme
                            bucate. Addirittura, a casa mia hanno attaccato una cartuccia a palla
                            alla porta del garage con lo scotch. Per&#x00F2; c&#x2019;&#x00E8; da
                            dire una cosa. Che nell&#x2019;arco di vent&#x2019;anni, e qui parlo
                            della mia zona, il Colle di San Zeno il numero di archetti e sepettini
                            si &#x00E8; azzerato, e sfido chiunque a venire a Colle di San Zeno a
                            trovare un archetto o un seppettino, perch&#x00E9; una certa generazione
                            &#x00E8; uscita. La generazione &#x00E8; cambiata<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn57">57</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Mentre Massimo Galeri, Coordinatore Sistema Archivistico della
                        Comunit&#x00E0; Montana di Valle Trompia, storicizza la dinamica di
                        usufrutto dei terreni montani e spiega i cambiamenti
                        nell&#x2019;amministrazione dei beni pubblici in valle. Nelle sue parole
                        incomincia ad emergere una sintesi far le varie componenti della matrice
                        introdotte nei paragrafi precedenti:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>La questione delle tese di archetti (<italic>dispositivi utilizzati
                            nell&#x2019;uccellagione, oggi illegali</italic>) in Valtrompia &#x00E8;
                            una questione di storia istituzionale, la caccia veniva regolamentata
                            gi&#x00E0; negli statuti comunali del 1500, &#x00E8; una modalit&#x00E0;
                            che nei secoli si &#x00E8; sviluppata e a fianco si sono sviluppate
                            pratiche che poi hanno sfiorato il reato. Questa istituzionalizzazione
                            si &#x00E8; interrotta dagli anni &#x2018;20 e &#x2019;30 del
                            &#x2018;900, i comuni hanno cominciato a vendere le propriet&#x00E0;
                            pubbliche sui monti (&#x2026;), poi &#x00E8; arrivata la legge di
                            abbandono degli usi civici, quindi anche nelle cure dei boschi
                            c&#x2019;&#x00E8; stato un avanzamento della propriet&#x00E0; privata
                            sull&#x2019;arco alpino e prealpino e da l&#x00EC; le dinamiche e delle
                            conseguenze; il ruolo del comune montano si &#x00E8; notevolmente
                            ridotto (&#x2026;). Da qui &#x00E8; nata la battaglia sui diritti di
                            passaggio degli escursionisti che vanno in montagna. Un conflitto sul
                            semplice diritto di passaggio, che c&#x2019;&#x00E8; ancora. Ci sono
                            ancora su edifici che nascono come abusi edilizi ma che poi diventano
                            case, il sentiero scompare improvvisamente perch&#x00E9;
                            c&#x2019;&#x00E8; il cantiere (&#x2026;). Tanti di questi abusi non sono
                            reputati come tali, quello che era un casotto diventa una casa, il
                            sentiero diventa una carrozzabile, poi per la macchina oppure per il
                            camion. Una lottizzazione della montagna<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn58">58</xref>
                            </sup>.
                            Il reato di bracconaggio si inserisce in questa complessit&#x00E0;.
                            L&#x2019;atteggiamento che tu percepisci &#x00E8; che tu pieghi a tuo
                            favore qualsiasi cosa. </p>
                    </disp-quote>
                    <p>La riduzione del ruolo pubblico nella gestione dei beni comuni montani ha
                        aperto spazi di appropriazione privata e di ridefinizione informale delle
                        regole d&#x2019;uso, un processo di spazializzazione che ha modificato il
                        paesaggio, favorendo la liberalizzazione degli spazi privati per
                        l&#x2019;uccellagione. Da un&#x2019;intervista con i carabinieri forestali
                        locali:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Sicuramente i due reati ambientali che persistono ancora oggi &#x2013;
                            anche se in maniera minore &#x2013; sono quelli degli incendi boschivi e
                            quelli del bracconaggio (&#x2026;) E sono frequenti, sono cadenzati,
                            stagionali, gli incendi boschivi nascono in un periodo che pu&#x00F2;
                            essere tra novembre e aprile, in base alle condizioni climatiche e
                            l&#x2019;antibracconaggio inizia da agosto fino a met&#x00E0; novembre.
                            Sono reati sistematici<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn59">59</xref>
                            </sup>
                            . </p>
                    </disp-quote>
                    <p>Oggi la Lombardia &#x00E8; l&#x2019;area in cui vengono denunciati il maggior
                        numero di illeciti contro la fauna selvatica<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn60">60</xref>
                        </sup>.
                        La Procura di Brescia &#x00E8; stabilmente al primo posto in Italia <italic>
                        anche </italic>per procedimenti iscritti per reati contro gli animali<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn61">61</xref>
                        </sup>.
                        Secondo LAV e ISPRA la provincia bresciana rappresenta uno dei black-spot
                        del bracconaggio pi&#x00F9; importanti d&#x2019;Italia<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn62">62</xref>
                        </sup>.
                        Statistiche penali che segnalano sicuramente l&#x2019;aumento
                        dell&#x2019;attivit&#x00E0; repressiva, ma anche una fase di alta tensione
                        del conflitto territoriale.</p>
                </sec>
                <sec>
                    <title>
                        <italic>3.1.4. L&#x2019;aria, il suolo e la variante autostradale </italic>
                    </title>
                    <p>Pi&#x00F9; recenti sono state le tensioni acuitesi contro il progetto del
                        &#x201C;Raccordo Autostradale tra la A4 e la Val Trompia&#x201D; &#x2013;
                        cantiere iniziato nel 2024 &#x2013; che collegher&#x00E0; i centri urbani
                        della Valle e l&#x2019;autostrada A4. Il progetto ha polarizzato il
                        territorio, contrapponendo una razionalit&#x00E0; infrastrutturale orientata
                        alla competitivit&#x00E0; industriale a una mobilitazione civica &#x2013;
                        rappresentata dal comitato cittadino &#x201C;No Autostrada Si
                        Metrobus&#x201D; &#x2013; centrata su salute pubblica e alternative di
                        mobilit&#x00E0;. Mentre, sono favorevoli tredici associazioni di categoria,
                        rappresentanti di una larga parte del comparto industriale bresciano, che
                        ritengono l&#x2019;autostrada un&#x2019;infrastruttura necessaria per la
                        competitivit&#x00E0; del distretto triumplino<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn63">63</xref>
                        </sup>.
                        Il conflitto che ne &#x00E8; scaturito &#x00E8; stato asimmetrico, non solo
                        per la forza intrinseca agli attori industriali ma per la normalizzazione
                        del progetto in s&#x00E9; da parte della popolazione per la quale un simile
                        intervento non presentava implicazioni meritevoli di dissenso e
                        deviantizzazione. Processo che invece ha attraversato il comitato per il
                        &#x201C;no&#x201D;. Giuliano Piazza, attivista del comitato:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>(&#x2026;) siamo in 7-8 persone che nel giro di questi anni
                            abbiamo sempre fatto queste battaglie, per cui a un certo punto
                            vengono meno anche le forze, considerando che le amministrazioni non ci
                            hanno mai supportato perch&#x00E9; hanno sempre appoggiato
                            quest&#x2019;opera al 100&#x0025; e pi&#x00F9; di tanto non abbiamo
                            nemmeno l&#x2019;appoggio delle persone, perch&#x00E9; se tu chiedi a 10
                            valtrumplini 8-9 ti dicono che l&#x2019;autostrada la vogliono,
                            per&#x00F2; l&#x2019;opinione pubblica &#x00E8; abbastanza
                            complicata specialmente qua in Valtrompia. (&#x2026;) Si parla di
                            battaglie che qui sono veramente appannaggio di pochi. Non eravamo un
                            comitato nato da un problema appoggiato dai cittadini<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn64">64</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Il comitato &#x2013; fra le altre azioni<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn65">65</xref>
                        </sup>
                        &#x2013; &#x00E8; riuscito a portare al centro del dibattito pubblico la
                        questione paesistica come questione quotidiana e strutturale. Le grandi
                        infrastrutture viarie producono trasformazioni profonde dell&#x2019;uso del
                        suolo e dei paesaggi, incidendo su frammentazione ecologica, consumo di
                        suolo e qualit&#x00E0; dell&#x2019;aria<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn66">66</xref>
                        </sup>.
                        Loro effetti ecologici hanno gi&#x00E0; un&#x2019;importante letteratura
                        scientifica<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn67">67</xref>
                        </sup>.
                        Nei luoghi interessati dal cantiere, tale opera ha contribuito in modo
                        significativo al cambiamento ambientale, alterando l&#x2019;uso del suolo,
                        provocando la perdita di aree verdi e il cambiamento delle prospettive da e
                        verso le strade. Quest&#x2019;operazione si inserisce in un&#x2019;area
                        gi&#x00E0; sottoposta a pressione atmosferica elevata. Secondo
                        l&#x2019;Agenzia Europea dell&#x2019;Ambiente (AEA), la citt&#x00E0; di
                        Brescia &#x00E8; fra le zone pi&#x00F9; inquinate d&#x2019;Europa, con una
                        media di 20,6 microgrammi per metro cubo di Pm2,5 (polveri sottili)<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn68">68</xref>
                        </sup>.
                        L&#x2019;Institute for Global Health attribuisce al NO2, un gas tossico
                        associato principalmente al traffico automobilistico, la presenza di alti
                        tassi mortalit&#x00E0; a Brescia e nell&#x2019;intera Pianura Padana dove la
                        combustione dei veicoli a motore copre il 70&#x0025; di NO2<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn69">69</xref>
                        </sup>. </p>
                    <p>L&#x2019;autostrada si pone come un tentativo di risolvere le contraddizioni
                        spaziali generate dallo sviluppo industriale della valle &#x2013; fra queste
                        la saturazione degli spazi produttivi, la necessit&#x00E0; di rilocazione e
                        traporti pi&#x00F9; rapidi da e verso i complessi industriali locali e
                        l&#x2019;aggancio di questi all&#x2019;A4; il traffico congestionato,
                        l&#x2019;attuale collegamento Brescia-Valtrompia (SP 345) &#x00E8; una fra
                        le strade pi&#x00F9; pericolose della provincia di Brescia<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn70">70</xref>
                        </sup>
                        &#x2013; ma lo fa bypassando altre criticit&#x00E0; rilevanti, causate
                        proprio da una mobilit&#x00E0; improntata sull&#x2019;utilizzo
                        dell&#x2019;automobile e dagli investimenti infrastrutturali verso di essa.
                        Con Harvey possiamo leggerla come una forma industriale di
                        spazializzazione-urbanizzazione, una risposta specifica del capitale per
                        ridurre al minimo i costi e il tempo di movimento, tendendo alla coerenza
                        strutturata: uno spazio in cui il capitale pu&#x00F2; circolare senza limiti<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn71">71</xref>
                        </sup>.
                        &#x00C8; altres&#x00EC; una domanda ambientale, una <italic>domanda di
                        spazio </italic>e <italic>dello spazio</italic>, ancorch&#x00E9; venne
                        pensata inizialmente negli anni Cinquanta del secolo scorso e, ancora oggi,
                        il territorio la richiede quasi all&#x2019;unanimit&#x00E0;.</p>
                </sec>
                <sec>
                    <title>
                        <italic>3.1.5. Il rottame e lo spazio delle cartiere</italic>
                    </title>
                    <p>All&#x2019;interno dello spazio industriale triumplino si intrecciano
                        ulteriori pratiche, anch&#x2019;esse endogene alla logica
                        dell&#x2019;accumulazione. Nel segmento commerciale-finanziario della
                        filiera produttiva ritroviamo azioni altrettanto dannose che amplificano il
                        ciclo di sfruttamento e impatto sul territorio. La Valtrompia &#x00E8;
                        storicamente una grande produttrice di rottame sia per la presenza storica
                        di industrie siderurgiche, sia per la concentrazione di aziende coinvolte
                        nel recupero e trattamento del rottame. In una riflessione emersa dalla
                        Guardia di finanza locale emergono i fattori di contesto.
                        L&#x2019;intervistato contestualizza la diffusione di reati nel pi&#x00F9;
                        ampio mercato del rottame, la cui organizzazione storica sembra creare i
                        presupposti per l&#x2019;illecito che funge da regolatore interno:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Brescia &#x00E8; la patria del tondino<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn72">72</xref>
                            </sup>,
                            in quanto tale l&#x2019;elemento merceologico pi&#x00F9; interessante
                            &#x00E8; il rottame ferroso, ci stanno dietro grosse cosche. Come si
                            arriva alla fattura falsa? Ci vogliono professionisti, anche quello che
                            ti affianca. Il rottame &#x00E8; la materia fondamentale per fare il
                            tondino. Il rottame ha un mercato nero di milioni e milioni di euro
                            (&#x2026;). La criminalit&#x00E0; economica entra in ballo della
                            formalizzazione dei documenti, chi &#x00E8; e a chi fattura. Attenzione,
                            si tratta di un giro di migliaia e migliaia di persone (&#x2026;). </p>
                        <p>Nel giro del nero devi avere liquidit&#x00E0; immediata, contante, e per
                            averla devi avere delle fatture che possono giustificare una fuoriuscita
                            di cassa, se tutto questo non esiste ti rivolgi alla cartiera, ti
                            fornisce la fattura falsa, ti crei un credito con la cartiera, che poi
                            preleva e ti restituisce il contante, e tu con la gestione del contante
                            paghi gli operai in nero. Questo si chiama reato di autoriciclaggio. Nel
                            campo dei rottami tutti agiscono in questa maniera, forse solo il
                            30&#x0025; &#x00E8; in regola al 100&#x0025;, se prendi le
                            societ&#x00E0; di rottami numero di partite IVA presenti sul territorio
                            bresciano, ti rendi conto di quel 70&#x0025; che non &#x00E8; totalmente
                            a posto escludendo l&#x2019;ambito delle cartiere e delle <italic>missing
                            traders</italic><sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn73">73</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Il fenomeno delle cartiere &#x00E8; qui rilevante per leggere un&#x2019;altra
                        delle forme di spazializzazione verificatesi in questo territorio. La
                        cartiera &#x00E8; uno spazio fittizio che si sostanzia sul solo piano
                        burocratico-finanziario, la sua funzione &#x00E8; produrre semplici
                        &#x201C;carte&#x201D; contabili. La loro esistenza distorce
                        &#x201C;l&#x2019;efficienza dei mercati, attribuendo indebiti vantaggi ai
                        partecipanti della rete criminale&#x201D;<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn74">74</xref>
                        </sup>.
                        Non &#x00E8; un&#x2019;anomalia dell&#x2019;economia triumplina, tuttavia
                        sembra configurarsi come una delle sue spazializzazioni pi&#x00F9;
                        emblematiche, uno spazio prodotto e riprodotto dal capitalismo
                        contemporaneo. Come evidenziano gli studi sulla geografia del capitale<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn75">75</xref>
                        </sup> e
                        sulle infrastrutture finanziarie globali<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn76">76</xref>
                        </sup>,
                        il capitalismo costruisce continuamente gli spazi dove si innesta,
                        modulandone le forme, i flussi e le logiche di funzionamento. Seguendo
                        Ruggiero, possono essere diverse le variabili &#x201C;interstiziali&#x201D;
                        che alla base degli illeciti finanziari, ma ipotizza la presenza di isole di
                        illegalit&#x00E0; dove emergono diverse possibilit&#x00E0; per gli illeciti<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn77">77</xref>
                        </sup>.
                        Variabili che trovano peculiari articolazioni entro configurazioni
                        territoriali specifiche, dove la densit&#x00E0; relazionale,
                        l&#x2019;opacit&#x00E0; organizzativa e la centralit&#x00E0; di determinati
                        settori produttivi contribuiscono a rendere praticabili e talora funzionali
                        determinate forme di illecito. In questi spazi o settori economici le
                        imprese possono compiere incursioni occasionali, intermittenti o costanti<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn78">78</xref>
                        </sup>,
                        si riproducono pratiche sperimentali che, legittimamente o meno, consentono
                        alle aziende di realizzare rapidi profitti e ottenere un vantaggio sui
                        concorrenti. Diversi fattori indicano che la Valtrompia si configura come
                        spazio ideale per la riproduzione di queste pratiche. Non &#x00E8; la sola
                        indubbiamente, ma alcuni elementi, come un settore del mercato
                        particolarmente predisposto e la storia distrettuale, favoriscono un
                        ambiente che cerca proprie forme di autoregolazione, evitando la
                        criminalizzazione di atti disfunzionali come, ad esempio, il pagamento
                        dell&#x2019;IVA. In un&#x2019;altra intervista alle forze dell&#x2019;ordine
                        &#x00E8; emerso il concetto di &#x201C;somatizzazione del reato&#x201D;<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn79">79</xref>
                        </sup>,
                        a causa della sua diffusione e regolazione interna, ma anche per la
                        difficolt&#x00E0; nel contrastarlo. Un altro testimone, Ernesto Binoli,
                        dipendente di un&#x2019;azienda bresciana operativa nel mercato delle
                        valvole, restituisce uno scenario simile:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Lavorando in Rosa (<italic>nome fittizio</italic>) ho avuto a che fare
                            con il giro legato al rottame. Mi &#x00E8; stato chiesto: &#x201C;ma in
                            Rosa non &#x00E8; che hai del truciolame?&#x201D; Loro mi darebbero il
                            contante, quindi io non dichiaro dico che l&#x2019;ho buttato e poi lo
                            rivendono a chi lo fonde ricreando il metallo nuovo pulendolo dalle
                            scorie, io non l&#x2019;ho mai fatto ma mi hanno tentato. Mi hanno
                            offerto 150mila euro (&#x2026;). Quelli che hanno arrestato a Gussago
                            avevano giri nel traffico internazionale di stupefacenti. Cosa
                            c&#x2019;entrano i rottamieri di Lumezzane? C&#x2019;entrano per i soldi
                            che hanno in mano. E sono vicinissimi alla malavita &#x2026; Tutti i
                            camion che non vedi con la &#x201C;A&#x201D; verde di alimentari e sono
                            in giro a Lumezzane la domenica stanno facendo qualcosa di illegale
                            (&#x2026;) Aneddoto. La finanza entra da un artigiano a Lumezzane, gli
                            trova 250mila euro in contanti, chiaramente proveniente dal traffico di
                            rottame e lui per prendere un reato inferiore ha dichiarato che quei
                            soldi derivavano dalla vendita dell&#x2019;uccellagione<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn80">80</xref>
                            </sup>
                            .</p>
                    </disp-quote>
                    <p>Si potrebbe analizzare queste situazioni anche come modalit&#x00E0; di
                        adattamento continuo alle tensioni territoriali generate
                        dall&#x2019;incessante meccanica del mercato, che senza sosta metabolizza
                        individui e spazi, imponendogli la ricerca di sistemi di autoconservazione
                        innovativi e originali per rispettare le sue leggi e logiche economiche. In
                        questo scenario non rimane n&#x00E9; tempo n&#x00E9; spazio per il
                        conflitto, che infatti viene continuamente evitato e arginato, in quanto
                        esternalit&#x00E0; che ostacola il libero fluire del mercato, possiamo dire
                        che il conflitto &#x00E8; esso stesso una forma di devianza. </p>
                </sec>
                <sec>
                    <title>
                        <italic>3.1.6. Gli stupefacenti, le organizzazioni criminali e
                            l&#x2019;utilizzo della violenza</italic>
                    </title>
                    <p>La ricerca della presenza o assenza del fenomeno mafioso in Valtrompia ha
                        condotto quest&#x2019;indagine verso uno studio approfondito del mercato
                        degli stupefacenti, la valle si &#x00E8; rivelata un contesto predisposto
                        per questo genere di settore del mercato illecito<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn81">81</xref>
                        </sup>.
                        Le politiche repressive hanno prodotto soprattutto un avvicendamento dei
                        gruppi ai vertici della distribuzione, senza incidere sulla struttura del
                        mercato. Il potenziale strategico della Lombardia &#x2013; come uno dei
                        principali crocevia dei traffici a livello europeo &#x2013; comporta la
                        presenza di interessi molto eterogenei, talvolta complementari, talvolta
                        confliggenti, che configurano una &#x201C;struttura multilivello&#x201D;
                        dove &#x2018;ndrine e cartelli della droga centro e sud-americani detengono
                        ancora quote maggioritarie della gestione complessiva<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn82">82</xref>
                        </sup>.
                        Di questo mercato Brescia &#x00E8; uno dei due poli principali<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn83">83</xref>
                        </sup>.
                        Una domanda consistente di stupefacenti non pu&#x00F2; che farci tornare
                        alla relazione spazio-fenomeno, e domandarsi come mai vi sia una tale
                        richiesta. Qual &#x00E8; la domanda <italic>ambientale</italic> a cui
                        risponde l&#x2019;afflusso di droga?</p>
                    <p>Le inchieste<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn84">84</xref>
                        </sup>
                        evidenziano il carattere fisiologico del traffico (e quindi del consumo
                        locale) di stupefacenti, il mondo che attorno ad esso gravita si riorganizza
                        in funzione di questo:</p>
                    <disp-quote content-type="epigraph">
                        <p>Qui si trattava sempre di droga, hanno fatto arrivare fiumi di
                            stupefacenti, era anche un piacere, si ispiravano a figure di altri
                            contesti criminali, erano sempre strafatti di stupefacenti, andavano in
                            giro per terrorizzare. Un boss non se ne va in macchina in prima
                            persona, dirige e sta dietro &#x2026; qui Strambini si metteva in
                            macchina la notte e faceva disastri (&#x2026;). Facevano spaccate nei
                            locali, i negozi di telefonini sono stati vessati, presi
                            d&#x2019;assalto, le banche le poste, i bancomat presi con la ruspa.
                            (&#x2026;). Tutti questi soldi li investivano in droga. Non c&#x2019;era
                            riciclaggio classico in attivit&#x00E0; legali. Magari compravano il bar
                            alla compagna. </p>
                        <p>Oggi sono stati rimpiazzati dagli extracomunitari. Tanta gente ti
                            dir&#x00E0; che era meglio quando c&#x2019;erano gli Strambini, sapevi
                            chi erano. Oggi lungo la ciclabile e il Mella trovi marocchini,
                            tunisini, qualche episodio violento ma isolato (machete). (&#x2026;).
                            C&#x2019;&#x00E8; un uso spropositato in generale di droga se albanesi e
                            marocchini hanno preso il controllo &#x00E8; perch&#x00E9; tutti fanno
                            uso di coca. Ora non essendoci una banda che rompe i coglioni la fanno
                            arrivare molto pi&#x00F9; tranquillamente non attirando
                            l&#x2019;attenzione. Se avessero tenuto un profilo bassissimo sarebbe
                            stata ben altra cosa. Erano votati alla violenza. Sono stati anni
                            veramente bui<sup>
                                <xref ref-type="fn" rid="fn85">85</xref>
                            </sup>
                            . </p>
                    </disp-quote>
                    <p>In merito al citato &#x201C;Gruppo Strambini&#x201D;, l&#x2019;inchiesta
                        della magistratura ne fa un ritratto mafiogeno: si avvaleva della forza di
                        intimidazione, del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento
                        e di omert&#x00E0; che ne derivava, &#x201C;operando in modo da acquisire
                        posizione di preminenza e di controllo territoriale rispetto alle
                        attivit&#x00E0; illecite poste in essere da altri soggetti o gruppi
                        criminali operanti nel territorio della Val Trompia&#x201D;<sup>
                            <xref ref-type="fn" rid="fn86">86</xref>
                        </sup>.
                        Risalta, inoltre, la presenza di figure carismatiche che accentrano su di
                        s&#x00E9; le decisioni, perfino il vaglio di attivit&#x00E0; criminali
                        concorrenti, ergendosi a giudici interni e controllando anche la violenza
                        (simbolica e non), un&#x2019;esigenza funzionale soprattutto tra gli anni
                        Ottanta e i primi anni &#x2018;10. Al contrario quando
                        l&#x2019;organizzazione si &#x00E8; parcellizzata, frammentandosi in nodi
                        pi&#x00F9; piccoli, &#x00E8; probabile sia stato in funzione di una maggior
                        facilit&#x00E0; nell&#x2019;aggirare i controlli e limitare
                        l&#x2019;efficacia dell&#x2019;azione giudiziaria. Lo stesso uso
                        professionale della violenza se da una parte &#x00E8; stato funzionale a
                        garantire le due forme di regolazione, economica e politica,
                        dall&#x2019;altra &#x00E8; stato ritenuto come cieco e fine a s&#x00E9;
                        stesso, suggerendo un ampio margine di impunit&#x00E0; percepita. In
                        Valtrompia l&#x2019;utilizzo strumentale della violenza financo di metodi
                        mafiosi non &#x00E8; stato vincolato alla provenienza, hanno agito con
                        modalit&#x00E0; simili sia organizzazioni autoctone che alloctone, anzi
                        quest&#x2019;ultime hanno tenuto profili pi&#x00F9; bassi partecipando ai
                        circuiti del mercato strettamente illegale (stupefacenti), cos&#x00EC; anche
                        nei circuiti di soglia, dove l&#x2019;illecito si intreccia con comparti
                        formalmente leciti, come il commercio del rottame. </p>
                    <p>Il metodo mafioso, ove emerge, appare anch&#x2019;esso come un sintomo
                        territoriale, una domanda dello spazio che si reifica nella regolazione dei
                        mercati illeciti e nella produzione di un surplus di violenza. Come altri
                        fenomeni osservati, sembra possibile leggerlo come parte della <italic>domanda
                        di-dello spazio</italic> che connota le tensioni territoriali, non
                        gi&#x00E0; come richiesta unanime di un territorio ma come sintomo ecologico
                        di una combinazione di fattori che hanno prodotto uno spazio in cui ha avuto
                        una funzione specifica, ecologica, anche tale modalit&#x00E0; regolativa. </p>
                </sec>
            </sec>
        </sec>
        <sec>
            <title>4. DALLA TERRITORIALIZZAZIONE ALL&#x2019;INNESTAZIONE, ECOLOGIA DI UN FENOMENO
                EMERGENTE</title>
            <p>L&#x2019;analisi dei processi di territorializzazione e spazializzazione in
                Valtrompia suggerisce un&#x2019;ulteriore categoria interpretativa:
                l&#x2019;innesto. Pi&#x00F9; drastico rispetto all&#x2019;adattamento,
                l&#x2019;innesto indica l&#x2019;introduzione di un elemento in un substrato
                preesistente, con il quale entra in relazione trasformativa. Come
                nell&#x2019;innesto botanico, il nuovo elemento apre canali di scambio con il
                contesto ospitante. Tuttavia, a differenza del mondo vegetale, il rapporto
                socio-ecologico non sostituisce, bens&#x00EC; tende a processi di ibridazione. La
                categoria consente di descrivere una serie eterogenea di dinamiche, non circoscritte
                al solo ambito dell&#x2019;illecito: nuove leggi; diverse sensibilit&#x00E0;
                divenute comitati cittadini o mobilitazioni; grandi opere; sostanze stupefacenti,
                costruzioni fittizie o reti criminali emergenti all&#x2019;interno di mercati
                favorevoli. Si tratta di fenomeni capaci di modificare la terra sia come suolo
                (earth) sia come mondo (planet), influenzando i circuiti e il mondo locale (umwelt).
                L&#x2019;innestazione permette cos&#x00EC; di osservare la relazione ecologica fra
                un elemento emergente &#x2013; un fenomeno, una pratica, un dispositivo &#x2013; e
                il contesto spaziale entro cui esso prende forma in uno specifico momento storico.
                La categoria intercetta il punto di intersezione tra strutture gi&#x00E0; presenti e
                logiche che si articolano a partire dall&#x2019;emergere di nuovi elementi, esito
                della combinazione tra dinamiche interne al territorio e sollecitazioni provenienti
                dall&#x2019;esterno. Nei processi di ibridazione non c&#x2019;&#x00E8; trasmissione
                diretta dei flussi simbolici, materiali e istituzionali, vengono filtrati, modulati
                e trasformati da entrambe le parti, producendo configurazioni contingenti e
                composite. &#x00C8; il caso &#x2013; ad esempio &#x2013; dell&#x2019;area grigia,
                emergente dalle iterazioni e gli scambi ripetuti a cui partecipano gli attori
                mafiosi con attori non criminali, all&#x2019;interno di configurazioni relazionali
                in cui ciascun soggetto mantiene spazi di autonomia mentre sfrutta le risorse
                controllate dagli altri<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn87">87</xref>
                </sup>. &#x00C8; in
                questo spazio ibrido che si genera una regolazione capitalistica capace di
                incorporare anche il conflitto, traducendolo in fattore di adattamento e di
                legittimazione<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn88">88</xref>
                </sup>. L&#x2019;innesto
                quindi, non gi&#x00E0; come &#x201C;trapianto&#x201D;, ma come forma di
                coevoluzione, in cui la conflittualit&#x00E0; e la contaminazione diventano elementi
                strutturali della trasformazione. L&#x2019;innesto pu&#x00F2; operare per
                continuit&#x00E0;, integrandosi in pratiche gi&#x00E0; legittimate, oppure per
                discontinuit&#x00E0;, introducendo tensioni trasformative. Spesso entrambe le
                dinamiche coesistono: una fase mimetica iniziale facilita l&#x2019;accettazione,
                mentre nel tempo si producono ristrutturazioni pi&#x00F9; profonde. </p>
            <p>Utilizzo due trittici per supportare questa analisi. Il primo blocco (innestazione,
                accettazione, mimetizzazione) analizza il &#x201C;come&#x201D;, ovvero le strategie
                e le dinamiche attraverso cui fenomeni emergenti si radicano e trovano una forma di
                stabilizzazione in un determinato paesaggio socio-ecologico. Il secondo blocco
                (addizione, sottrazione, m&#x00EC;mesis) analizza invece il &#x201C;con
                cosa&#x201D;: le matrici simboliche e strutturali attraverso cui tali fenomeni
                ricombinano elementi preesistenti, operando sul piano cognitivo, normativo e
                simbolico del paesaggio. </p>
            <p>L&#x2019;innesto rappresenta l&#x2019;introduzione e l&#x2019;integrazione di nuovi
                elementi in un dato ambiente socio-ecologico. Quando un fenomeno emergente entra in
                relazione con un territorio possono attivarsi diversi sotto-processi, tra cui quello
                di criminalizzazione &#x2013; spesso eterodiretto e applicato da apparati normativi
                esterni &#x2013; oppure dinamiche di normalizzazione progressiva di pratiche
                inizialmente percepite come deviate. Il processo implica una connessione profonda
                con il territorio, rendendo progressivamente meno netta la distinzione tra elementi
                originari ed elementi innestati. L&#x2019;innesto modifica l&#x2019;ambiente sia
                materialmente sia culturalmente, intervenendo sui circuiti ecologici e sociali in
                modo trasversale. La mimetizzazione riguarda invece il processo attraverso cui
                elementi emergenti si fondono con l&#x2019;ambiente circostante, assumendone forme e
                pratiche<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn89">89</xref>
                </sup>. In alcuni casi
                &#x2013; come nel caso di gruppi criminali o di economie illegali &#x2013;
                ci&#x00F2; avviene attraverso l&#x2019;adozione di comportamenti, abitudini e
                apparenze proprie del contesto locale; in altri casi riguarda l&#x2019;integrazione
                progressiva di pratiche economiche o istituzionali che si presentano come
                continuit&#x00E0; rispetto all&#x2019;ordine esistente. La mimetizzazione facilita
                la stabilizzazione del fenomeno riducendo la percezione di discontinuit&#x00E0;.
                L&#x2019;accettazione riguarda infine il processo attraverso cui determinate
                pratiche diventano tollerate o integrate nella vita locale. Questo pu&#x00F2;
                avvenire attraverso forme di consenso, convenienza, adattamento o semplice
                assuefazione. In alcuni casi entrano in gioco coercizione, corruzione o la fornitura
                di servizi che le istituzioni non riescono a garantire; in altri casi si tratta di
                processi pi&#x00F9; diffusi di adattamento sociale. Quando tali dinamiche si
                stabilizzano, l&#x2019;influenza del fenomeno sul territorio tende a consolidarsi
                nel tempo.</p>
            <p>Il secondo trittico descrive le forme epistemiche e semiotiche attraverso cui
                fenomeni emergenti ricombinano elementi dell&#x2019;ordine preesistente nei luoghi
                in cui si radicano. In primo luogo, considero come tali dinamiche operino sia per
                sottrazione sia per addizione. La prima pu&#x00F2; riferirsi a pratiche estrattive o
                appropriative che agiscono nello spazio fisico e nelle risorse economiche di un
                territorio. Guardando alla Valtrompia &#x00E8; significativo il caso delle fatture
                false, un reato che sottrae risorse allo Stato, oppure quello degli illeciti
                venatori che colpiscono specie protette o superano i limiti consentiti dalla
                normativa. Tuttavia, i fenomeni emergenti operano anche per addizione, introducendo
                nuovi elementi nei contesti in cui si inseriscono: nuovi circuiti economici, reti di
                scambio o relazioni di potere che alterano progressivamente l&#x2019;equilibrio
                precedente. La corruzione o l&#x2019;attivazione di reti di complicit&#x00E0;
                rappresentano esempi di tali dinamiche additive, poich&#x00E9; producono effetti
                culturali e sociali sulle aspettative e sui comportamenti della popolazione locale.</p>
            <p>Per ultimo, queste dinamiche possono assumere anche una forma mimetica (<italic>
                m&#x00EC;mesis</italic>). In molti casi le pratiche illegali si presentano infatti
                sotto forme che ricalcano strutture, linguaggi e modalit&#x00E0; operative proprie
                di attivit&#x00E0; socialmente riconosciute. Gli attori coinvolti adottano apparati
                organizzativi, comportamenti e codici simbolici tipici delle istituzioni legittime,
                riducendo la visibilit&#x00E0; della discontinuit&#x00E0; normativa entro cui
                operano. Tuttavia, la dinamica mimetica non si esaurisce in questa direzione. In
                alcuni contesti si osserva anche il processo inverso, nel quale attori formalmente
                legittimi ricorrono a pratiche che sconfinano nell&#x2019;illegalit&#x00E0; pur
                rimanendo inseriti entro assetti istituzionali riconosciuti. In queste
                configurazioni la distinzione tra lecito e illecito tende a diventare porosa,
                sostenuta da un&#x2019;ambiguit&#x00E0; strutturale e dalla coesistenza di regimi di
                normativit&#x00E0; tra loro non sempre coerenti. A differenza della mimetizzazione
                &#x2013; richiamata nel primo trittico come strategia operativa attraverso cui un
                attore tende a confondersi con l&#x2019;ambiente sociale &#x2013; la m&#x00EC;mesis
                opera su un piano pi&#x00F9; ampio. Essa riguarda la circolazione di forme, modelli
                organizzativi e codici di comportamento tra ambiti diversi della vita sociale,
                producendo zone di sovrapposizione nelle quali pratiche formalmente distinte
                finiscono per riflettersi reciprocamente. In simili contesti, forme illegali possono
                riprodurre assetti istituzionali consolidati, cos&#x00EC; come pratiche riconosciute
                possono incorporare modalit&#x00E0; operative tipiche di contesti illegali,
                contribuendo a rendere instabile la linea di demarcazione tra ordine legittimo e
                ordine illegittimo.</p>
            <p>Studiare i fenomeni emergenti e la loro persistenza apre uno spazio epistemico per
                analizzare le trasformazioni dello spazio e delle sue risorse. Le categorie di
                innestazione, accettazione e mimetizzazione descrivono i meccanismi attraverso cui
                pratiche persistenti trovano un loro spazio operativo entro un contesto
                socio-ecologico, fino a diventare parte del paesaggio senza apparenti fratture. A un
                livello pi&#x00F9; profondo agiscono logiche di composizione simbolica &#x2013;
                addizione, sottrazione e m&#x00EC;mesis &#x2013; che ricombinano i segni
                dell&#x2019;ordine legittimo e illegittimo, generando forme di coabitazione e di
                ambiguit&#x00E0; epistemica. L&#x2019;apparente adattamento lascia spazio a una
                progressiva riscrittura delle forme: le pratiche emergenti non si limitano a
                inserirsi nell&#x2019;ambiente, ma contribuiscono a ridefinirne i significati e gli
                equilibri. L&#x2019;innesto insistendo sulle tre forme spaziali (suolo, mondo
                locale, e mondo) agisce sull&#x2019;estetica individuale e collettiva, nonch&#x00E9;
                sulle &#x201C;dinamiche che sottendono alla costruzione dei legami
                individuo-individui-ambiente&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn90">90</xref>
                </sup> e che, quando
                spazializzano, producono paesaggio. Se il paesaggio &#x00E8; una posta in gioco,
                qualcosa che si pu&#x00F2; anche &#x201C;possedere&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn91">91</xref>
                </sup>, a partire da
                questo obiettivo si posizionano gli orientamenti strategici degli attori, criminali
                e non, ne risentono i loro &#x201C;modi di porsi innanzi ad un mondo, al mondo in
                cui vivono e di cui fanno parte&#x201D;<sup>
                    <xref ref-type="fn" rid="fn92">92</xref>
                </sup>. Nel continuum
                dialettico tra soggetto, agire sociale e spazio l&#x2019;innesto &#x00E8; il
                processo che porta ad una modifica di questa relazione, producendo in questo modo il
                paesaggio. </p>
            <fig id="F1" position="float" orientation="portrait">
                <label>
                    <italic>Schema 1.:</italic>
                </label>
                <caption>
                    <p>
                        <italic>Processi socio-territoriali di innesto e normalizzazione dei
                            fenomeni emergenti.</italic>
                    </p>
                </caption>
                <graphic xlink:href="schema_1.png" position="float" orientation="portrait" />
            </fig>
        </sec>
        <sec>
            <title>5. CONCLUSIONI</title>
            <p>In una fase storica segnata da trasformazioni profonde &#x2013; crisi
                ecologico-climatica, ridefinizione dei modelli produttivi, frammentazione dei
                riferimenti normativi &#x2013; i territori si pongono come arene dinamiche dove le
                tensioni tra rappresentazioni del lecito e dell&#x2019;illecito tendono ad acuirsi.
                Le forme di criminalit&#x00E0; osservate nel presente studio possono essere
                interpretate come esacerbazioni di tali tensioni: conflitti tra Stato e interessi
                industriali, tra tutela ambientale emergente e culture produttive di lungo periodo,
                tra nuove soglie ecologiche e organizzazioni dello spazio consolidate. Decostruire
                la genesi del rapporto fra processi di criminalizzazione e deviantizzazione a
                partire da una storia ecologica situata mi &#x00E8; sembrata una sfida necessaria
                per rendere conto della complessit&#x00E0; nascosta dietro dimensioni come
                normalit&#x00E0;, devianza e criminalit&#x00E0;. Le devianze sono state al contempo
                l&#x2019;oggetto di questo studio e il pretesto per un&#x2019;ampia operazione
                decostruttiva, volta a ricondurre i fenomeni allo spazio in cui emergono,
                evidenziandone la matrice territoriale e conflittuale. </p>
            <p>Se &#x00E8; noto che le ibridazioni tra legale e illegale, tra ambiente e fenomeno
                criminale, sono una precondizione della sfera d&#x2019;azione mafiosa, in Valtrompia
                &#x00E8; sembrato che tale meccanismo si potesse applicare anche ad altre situazioni
                dove diversa &#x00E8; la componente organizzativa ma altrettanto forte risulta la
                componente territoriale, quest&#x2019;ultimo &#x00E8; il fattore che &#x2013;
                pi&#x00F9; di ogni altro &#x2013; offusca il confine tra legalit&#x00E0; e
                illegalit&#x00E0;. Per questo sembra necessario lavorare etnograficamente sul
                binomio normalit&#x00E0;-devianza, considerandolo come il primo filtro normativo e
                morale con cui gli individui agiscono, plasmano gli spazi e controllano i paesaggi,
                ancor di pi&#x00F9; quando la storicit&#x00E0; delle pratiche &#x00E8; incorporata
                nei soggetti e nelle rispettive comunit&#x00E0;, come nel caso della Valtrompia. </p>
            <p>Cos&#x00EC; ho problematizzato comportamenti che, indipendentemente dalla propria
                codifica normativa, producono effetti distruttivi e di lunga durata sugli
                ecosistemi, radicandosi in pratiche sociali normalizzate o legittimate dal sistema
                di potere vigente. La persistenza di queste pratiche trova spiegazione nella loro
                capacit&#x00E0; di innestarsi, mimetizzarsi ed essere accettate socialmente,
                producendo cos&#x00EC; una continuit&#x00E0; tanto materiale, quanto simbolica e
                culturale. Proprio a partire da queste tre dimensioni dell&#x2019;agire &#x2013; <italic>
                innestazione</italic>,<italic> mimetizzazione</italic>,<italic> accettazione</italic>
                &#x2013; ho osservato tali pratiche, anche le pi&#x00F9; dannose, spazializzarsi e
                normalizzarsi. Infine, si &#x00E8; visto che lo spazio &#x00E8; un vantaggio
                strategico per chi ha successo nell&#x2019;innestazione, oltre a conoscerlo
                visceralmente, ne fa parte, &#x00E8; una delle sue tante manifestazioni e, come
                tale, &#x00E8; supportato da numerosi anticorpi sociali. Dal lato del controllo
                dello Stato, &#x00E8; importante considerare queste propriet&#x00E0;: uno spazio non
                si configura mai come atto neutro o puramente amministrativo, implica piuttosto una
                forma di appropriazione, non tanto o, meglio, non solo come dominio fisico, ma come
                produzione di significati, rappresentazioni e modalit&#x00E0; di interazione con
                quello specifico ambiente. Non a caso le pratiche oggetto di questo studio si
                pongono come egemonie sociali che trovano un margine per estendere un potere
                gi&#x00E0; presente nell&#x2019;ambiente <italic>amniotico</italic> in cui evolvono,
                perch&#x00E9; &#x00E8; spazializzato, intrinseco nelle forme e nelle architetture
                dello spazio, nei discorsi che esso genera, nelle pratiche del quotidiano, nel
                paesaggio.</p>
        </sec>
    </body>
    <back><fn-group>
            <fn id="fn1"><label>1</label><p>Avi Brisman, Nigel South, <italic>Routledge
                        international handbook of green criminology</italic>, Routledge, London,
                    2022.</p></fn>
            <fn id="fn2"><label>2</label><p>Cirus Rinaldi, <italic>Deviazioni. Devianza, devianze,
                        divergenze</italic>, XL Sas, Roma, 2009, p. 163.</p></fn>
            <fn id="fn3"><label>3</label><p>Questa postura, intrapresa fra gli altri da Rocco
                    Sciarrone, tenta di coniugare la questione organizzativa del fenomeno criminale
                    con il problema delle sue radici sociali. Rocco Sciarrone,<italic> Mafie
                        vecchie, mafie nuove: radicamento ed espansione, </italic>Donzelli Editore,
                    Roma, 2021, p. 22.</p></fn>
            <fn id="fn4"><label>4</label><p>Marco Armiero, Filippo Gravagno, Giusy Pappalardo,
                    Alessia Denise Ferrara, <italic>The nature of mafia: An environmental history of
                        the Simeto River Basin, Sicily</italic>, in &#x201C;Environment and
                    History&#x201D;, v. 26, n. 4, 2020, p. 585.
                    https://doi.org/10.3197/096734019X15463432086793.</p></fn>
            <fn id="fn5"><label>5</label><p>Antonino Giorgi, Serena Giunta, Emanuela Coppola,
                    Girolamo Lo Verso, <italic>Territori in controluce. Ricerche psicologiche sul
                        fenomeno mafioso</italic>, FrancoAngeli, 2009, p. 38. </p></fn>
            <fn id="fn6"><label>6</label><p>Antonino Giorgi et al., <italic>op. cit.</italic>, p.
                    21. </p></fn>
            <fn id="fn7"><label>7</label><p><italic>Ibidem</italic>. </p></fn>
            <fn id="fn8"><label>8</label><p>Paul B. Stretesky, Michael A. Long, Michael J. Lynch,
                        <italic>The treadmill of crime: Political economy and green
                        criminology</italic>, Routledge, London, 2013.
                    https://doi.org/10.4324/9780203077092.</p></fn>
            <fn id="fn9"><label>9</label><p>Nicola Cavallotti, <italic>The Fifth Cheap Factor. Space
                        and Landscape of Capital in the Case of Valtrompia</italic>, in
                    &#x201C;Culture della Sostenibilit&#x00E0;&#x201D;, 2025, v. XVIII, n. 36. doi
                    10.7402/CDS.36.33, p. 183; e David Harvey, <italic>The condition of
                        postmodernity</italic>, Basil Blackwell. (trad. it. <italic>La crisi della
                        modernit&#x00E0;. Riflessioni sulle origini del presente</italic>, Il
                    Saggiatore, Milano, 2006), 1990, p. 253.</p></fn>
            <fn id="fn10"><label>10</label><p>Michele Cerruti But, Agim Enver K&#x00EB;r&#x00E7;uku,
                    Giulia Setti, Ianira Vassallo, <italic>Tensioni urbane: ricerche sulla
                        citt&#x00E0; che cambia</italic>, LetteraVentidue, Siracusa, 2017, pp.
                    24-37.</p></fn>
            <fn id="fn11"><label>11</label><p>Vittorio Martone, <italic>Rifiuti, economia e
                        societ&#x00E0;. Crimini, danni e vittime ambientali nell&#x2019;era degli
                        scarti</italic>, in &#x201C;Ecomafie. Crimine organizzato, business e
                    ambiente&#x201D;, Manuel Cancio Meli&#x00E1;, Luigi Cornacchia (a cura di),
                    Franco Angeli, Milano, 2024, pp. 331-353.</p></fn>
            <fn id="fn12"><label>12</label><p>David Harvey, <italic>Geografia del dominio.
                        Capitalismo e produzione dello spazio</italic>, Ombre Corte, Verona,
                    2018.</p></fn>
            <fn id="fn13"><label>13</label><p>Quest&#x2019;analisi &#x00E8; quindi esito di un
                    percorso di dottorato (Dottorato in Studi sulla Criminalit&#x00E0; Organizzata
                    dell&#x2019;Universit&#x00E0; degli studi di Milano, 2021-2025). Nel merito
                    degli strumenti metodologici adottati: sono stati ascoltati un gruppo di oltre
                    cento testimoni attraverso interviste non strutturate e non direttive con il
                    tema e le linee guida prefissate, ma con domande &#x201C;libere&#x201D; che
                    emergevano a partire da ci&#x00F2; che il testimone raccontava &#x2013;qui
                    utilizzer&#x00F2; un campione molto ristretto di questo materiale, per ovvi
                    motivi di spazio a disposizione. Inoltre, ho partecipato ad eventi locali,
                    esplorato il paesaggio triumplino e osservato le pratiche quotidiane provando,
                    in questo modo, ad accedere ai sistemi materiali e immateriali con cui le
                    comunit&#x00E0; producono significato, e cos&#x00EC; anche risalire alla
                    questione del paesaggio per come &#x00E8; percepito dagli abitanti locali. Ho
                    dunque concentrato la mia attenzione sui danni ambientali, visibili e meno
                    visibili, e le loro stratificazioni spaziali storiche che insistono
                    sull&#x2019;ambiente triumplino. </p></fn>
            <fn id="fn14"><label>14</label><p>Vittorio Martone, <italic>op. cit</italic>., p.
                    331.</p></fn>
            <fn id="fn15"><label>15</label><p>Herman Schwendinger, Julia Schwendinger,
                        <italic>Defenders of Order or Guardians of Human Rights?</italic>, in
                    &#x201C;Issues in Criminology&#x201D;, 1970, v. 5, pp. 123-157.</p></fn>
            <fn id="fn16"><label>16</label><p>Simon A. Pemberton, <italic>Harmful Societies:
                        Understanding Social Harm</italic>, Policy Press, Bristol, 2015, p.
                21.</p></fn>
            <fn id="fn17"><label>17</label><p>Sulle forme di violenza indiretta, sistemica e spesso
                    invisibile si vedano in particolare: Rob Nixon, <italic>Slow Violence and the
                        Environmentalism of the Poor</italic>, Harvard University Press, Cambridge
                    (MA), 2011. Johan Galtung, <italic>Violence, Peace, and Peace Research</italic>,
                    in &#x201C;Journal of Peace Research&#x201D;, 1969, v. 6, n. 3, pp.
                167-191.</p></fn>
            <fn id="fn18"><label>18</label><p>Robert Agnew, <italic>The ordinary acts that
                        contribute to ecocide: A criminological analysis</italic>, in
                    &#x201C;Routledge international handbook of green criminology&#x201D;,
                    Routledge, 2020, p. 53.</p></fn>
            <fn id="fn19"><label>19</label><p>Vincenzo Ruggiero, <italic>The Crimes of the Economy:
                        A Criminological Analysis of Economic Thought</italic>, Routledge, London,
                    2013, p. 178.</p></fn>
            <fn id="fn20"><label>20</label><p>Vittorio Martone, <italic>op. cit</italic>., p.
                    342.</p></fn>
            <fn id="fn21"><label>21</label><p>Charles R. Tittle, <italic>Control Balance: Toward a
                        General Theory of Deviance</italic>, Westview Press, Boulder, 1995, p. 183;
                    e Vincenzo Ruggiero, <italic>The Crimes of the Economy: A Criminological
                        Analysis of Economic Thought</italic>, Routledge, London, 2013, p.
                169.</p></fn>
            <fn id="fn22"><label>22</label><p>Nicole Leeper Piquero, Alex R. Piquero,
                        <italic>Control Balance and Exploitive Corporate Crime</italic>, in
                    &#x201C;Criminology&#x201D;, 2006, v. 44, n. 2, pp. 397-430.</p></fn>
            <fn id="fn23"><label>23</label><p>Charles R. Tittle, <italic>op cit.</italic>, p.
                    16.</p></fn>
            <fn id="fn24"><label>24</label><p>Limite che caratterizz&#x00F2;, ad esempio, le
                        &#x201C;<italic>labelling theories&#x201D;</italic> portandole a
                    disinteressarsi per la dimensione politica della marginalit&#x00E0; e della
                    devianza. Alessandro Dal Lago, <italic>La produzione della devianza</italic>,
                    Ombre Corte, Verona, 2001, p. 82.</p></fn>
            <fn id="fn25"><label>25</label><p><italic>Ivi</italic>, p. 92.</p></fn>
            <fn id="fn26"><label>26</label><p><italic>Ivi</italic>, p. 91.</p></fn>
            <fn id="fn27"><label>27</label><p>Avi Brisman, Nigel South, <italic>op. cit.</italic>,
                    p. 4.</p></fn>
            <fn id="fn28"><label>28</label><p>Nicola Cavallotti, The Fifth Cheap Factor. Space and
                    Landscape of Capital in the Case of Valtrompia, cit. p. 183.</p></fn>
            <fn id="fn29"><label>29</label><p>Henri Lefebvre, <italic>La produzione dello
                        spazio</italic>, Moizzi, Milano, 1976.</p></fn>
            <fn id="fn30"><label>30</label><p>Alberto Magnaghi, <italic>Il principio
                        territoriale</italic>, Bollati Boringhieri, Torino, 2020, p. 44.</p></fn>
            <fn id="fn31"><label>31</label><p>Ugo Morelli, <italic>Mente e paesaggio: una teoria
                        della vivibilit&#x00E0;</italic>, Bollati Boringhieri, Torino, 2011, p.
                    22.</p></fn>
            <fn id="fn32"><label>32</label><p>AA. VV., <italic>Strategia nazionale per le Aree
                        interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance</italic>, Documento
                    tecnico collegato alla bozza di Accordo di Partenariato (2014-2020),
                2013.</p></fn>
            <fn id="fn33"><label>33</label><p>AA. VV., <italic>Il ritratto territoriale della
                        Valtrompia</italic>, Gruppo di lavoro DAStU (a cura di), Politecnico di
                    Milano, Milano, 2023, p. 9.</p></fn>
            <fn id="fn34"><label>34</label><p>Nicola Cavallotti, The Fifth Cheap Factor. Space and
                    Landscape of Capital in the Case of Valtrompia, cit. p. 192. Si veda anche
                    Roberto Gerundo, Viviana De Salvatore, Alessandra Marra, <italic>La
                        vulnerabilit&#x00E0; territoriale ai processi di periferizzazione. Una
                        proposta metodologica per la costruzione della conoscenza a supporto della
                        pianificazione di area vasta</italic>, in &#x201C;Atti della XXII Conferenza
                    Nazionale SIU L&#x2019;urbanistica italiana di fronte all&#x2019;Agenda
                    2030&#x201D;, Planum Publisher, Roma-Milano, 2020, p. 839.</p></fn>
            <fn id="fn35"><label>35</label><p>Karl Polanyi, <italic>La grande
                        trasformazione</italic>, Einaudi, Torino, 1944.</p></fn>
            <fn id="fn36"><label>36</label><p>Nicola Cavallotti, <italic>Il boom e la crisi, due
                        facce dello stesso conflitto. Il caso di Nave, la via del tondino</italic>,
                    in &#x201C;Sociologia urbana e rurale&#x201D;, 2025, v. 136, n. 25, p.
                60.</p></fn>
            <fn id="fn37"><label>37</label><p>Annibale Salsa, <italic>Il tramonto delle
                        identit&#x00E0; tradizionali: spaesamento e disagio esistenziale nelle
                        Alpi</italic>, Priuli &amp; Verlucca, Scarmagno (TO), 2007, p. 20.</p></fn>
            <fn id="fn38"><label>38</label><p>Sandro Fontana, <italic>Una valle mineraria e tre
                        distretti industriali: storia della Val Trompia dal 1945 ad oggi</italic>,
                    Marsilio, Venezia, 2008, p. 1.</p></fn>
            <fn id="fn39"><label>39</label><p>AA. VV., 2023, <italic>Il ritratto territoriale della
                        Valtrompia</italic>, <italic>op. cit</italic>., p. 37.</p></fn>
            <fn id="fn40"><label>40</label><p>Dato riferibile all&#x2019;anno 2020.</p></fn>
            <fn id="fn41"><label>41</label><p>Oggi il capanno pu&#x00F2; essere costruito tramite
                    asta su terreno pubblico o su terreno privato previo consenso del proprietario e
                    apposite autorizzazioni. La sua costruzione &#x00E8; soggetta a normative
                    regionali, in particolare si veda: la Legge Regionale 16 agosto 1993, n. 26,
                    Legge Regionale 16 agosto 1993, n. 26: <italic>Norme per la protezione della
                        fauna selvatica e per la tutela dell&#x2019;equilibrio ambientale e
                        disciplina dell&#x2019;attivit&#x00E0; venatoria</italic>; e la Legge
                    Regionale 25 marzo 2016, n. 7.</p></fn>
            <fn id="fn42"><label>42</label><p>Davide Papotti, <italic>Guardare un paesaggio &#x00E8;
                        gi&#x00E0; possederlo? La &#x2018;democrazia del paesaggio&#x2019; fra
                        mobilit&#x00E0; globale, immigrazione e localismi identitari</italic>, in
                    &#x201C;Rivista geografica italiana&#x201D;, 2013, v. 120, n. 4, pp.
                    379-395.</p></fn>
            <fn id="fn43"><label>43</label><p>Nicola Cavallotti, Il boom e la crisi, due facce dello
                    stesso conflitto. Il caso di Nave, la via del tondino, cit. pp. 58-59.</p></fn>
            <fn id="fn44"><label>44</label><p>Fondo Luigi Casagrande (FLG): Villa, F., <italic>Le
                        risorse d&#x2019;acqua del comprensorio Brescia-Valtrompia. Studio
                        idrogeologico del bacino del fiume Mella stima delle riserve</italic>.
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                    16&#x201D; 800 (53-59), catalogato in: Archivio storico del Comune di Gardone
                    Valle Trompia.</p></fn>
            <fn id="fn45"><label>45</label><p>Se non in alcune aree specifiche dove si riscontrano
                    edifici industriali abbandonati, un fenomeno che tuttavia non fa registrare una
                    trasformazione significativa dell&#x2019;organizzazione territoriale
                    complessiva, che piuttosto viene minacciata da processi come la terziarizzazione
                    e la delocalizzazione produttiva.</p></fn>
            <fn id="fn46"><label>46</label><p>Intervista a Lorenzo Dal Lago, Lumezzane,
                    24.04.2023.</p></fn>
            <fn id="fn47"><label>47</label><p><italic>Ibidem</italic>.</p></fn>
            <fn id="fn48"><label>48</label><p>Intervista a Claudio Gnutti, Lumezzane, 11.10.2022.
                </p></fn>
            <fn id="fn49"><label>49</label><p>Michele Cerruti But, et al., <italic>op.
                    cit.</italic>, p. 37.</p></fn>
            <fn id="fn50"><label>50</label><p><italic>Ivi</italic>, p. 36.</p></fn>
            <fn id="fn51"><label>51</label><p>FLG: <italic>L&#x2019;acqua: un bene prezioso che
                        stiamo dissipando la preoccupante situazione del fiume Mella e della
                        Valtrompia</italic>, articolo di quotidiano, catalogato in: Archivio storico
                    del Comune di Gardone Valle Trompia. </p></fn>
            <fn id="fn52"><label>52</label><p>Atti del consiglio comunale, 1981, <italic>Il lavoro
                        armiero. La caccia il referendum</italic>, Gardone Valtrompia, p.
                1.</p></fn>
            <fn id="fn53"><label>53</label><p>Eugenio Casella, <italic>Capanni. La caccia, il
                        territorio</italic>, La Compagnia della Stampa, Brescia, 2009, p.
                53.</p></fn>
            <fn id="fn54"><label>54</label><p>Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (a cura
                    di), <italic>La pace oltre le armi. Produzione ed esportazione delle armi,
                        riconversione ed educazione alla pace</italic>, EMI, Bologna, 2011, p.
                    15.</p></fn>
            <fn id="fn55"><label>55</label><p>Intervista a Paolo Baldi, Gardone Valtrompia,
                    17.04.2024.</p></fn>
            <fn id="fn56"><label>56</label><p>Intervista a Dino Mensi, Gardone Valtrompia,
                    21.03.2024.</p></fn>
            <fn id="fn57"><label>57</label><p>Intervista a Fabio, Brescia, 25.10.2024. (cognome
                    mancante per tutela dell&#x2019;intervistato). </p></fn>
            <fn id="fn58"><label>58</label><p>Intervista a Massimo Galeri, Gardone Valtrompia,
                    28.11.2022.</p></fn>
            <fn id="fn59"><label>59</label><p>Intervista alle Forze dell&#x2019;Ordine (Intervista
                    FF.OO. n. 2, Gardone Valtrompia, 11.01.2023).</p></fn>
            <fn id="fn60"><label>60</label><p>Progetto SWiPE, <italic>Analisi e proposte del WWF
                        Italia Report Nazionale</italic>. 2022 (Successful Wildlife Crime
                    Prosecution in Europe LIFE19), p. 6.</p></fn>
            <fn id="fn61"><label>61</label><p>Ciro Troiano, Rapporto Zoomafia 2023, in
                    &#x201C;Impronte&#x201D;, 2023, v. XL, n. 6.</p></fn>
            <fn id="fn62"><label>62</label><p>ISPRA, 2020, <italic>Piano d&#x2019;azione nazionale
                        per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli
                selvatici</italic>.</p></fn>
            <fn id="fn63"><label>63</label><p>Redazione, <italic>Autostrada della Valtrompia, la
                        rivolta delle imprese bresciane: &#x201C;Realizzato solo il
                        6&#x0025;&#x201D;</italic>, in &#x201C;quibrescia&#x201D;, 01 Agosto
                    2024.</p></fn>
            <fn id="fn64"><label>64</label><p>Intervista a Giuliano Piazza, Gardone Valtrompia,
                    07.01.2025.</p></fn>
            <fn id="fn65"><label>65</label><p>Le pressioni politiche del comitato hanno portato ad
                    un ridimensionamento del progetto originario dell&#x2019;infrastruttura che, da
                    autostrada a quattro corsie &#x00E8; divenuta un raccordo autostradale a due,
                    &#x00E8; stata declassata a strada extraurbana di scorrimento con una lunghezza
                    complessiva ridotta. </p></fn>
            <fn id="fn66"><label>66</label><p>Richard Funderburg, Hilary Nixon, Marlon G. Boarnet,
                    Gavin Ferguson, <italic>New highways and land use change: Results from a
                        quasi-experimental research design</italic>, in &#x201C;Transportation
                    Research Part A: Policy and Practice&#x201D;, 2010, v. 44, n. 2, pp.
                76-98.</p></fn>
            <fn id="fn67"><label>67</label><p>Chen-Fa Wu, Yu-Pin Lin, Lichi Chiang, Tao Huang,
                        <italic>Assessing highway&#x2019;s impacts on landscape patterns and
                        ecosystem services: A case study in Puli Township, Taiwan</italic>, in
                    &#x201C;Landscape and Urban Planning&#x201D;, 2014, 128, pp. 60-71.</p></fn>
            <fn id="fn68"><label>68</label><p>Elena Pagano, Enrico Barbierato, <italic>A Time Series
                        Approach to Smart City Transformation: The Problem of Air
                    Pollution</italic>, in Brescia, in &#x201C;AI&#x201D;, 2024, v. 5, n. 1, p. 19.
                    https://doi.org/10.3390/ai5010002.</p></fn>
            <fn id="fn69"><label>69</label><p>Mario Tartaglia, <italic>L&#x2019;inquinamento
                        dell&#x2019;aria nelle aree urbane: il fattore traffico nel caso
                        bresciano</italic>, in &#x201C;Rivista Geografica Italiana&#x201D;, 2016, v.
                    125, p. 547.</p></fn>
            <fn id="fn70"><label>70</label><p>Report Aci 2022: sulla SP 345 si sono verificati 54
                    incidenti nel 2022, di cui 3 mortali (3 decessi), 76 feriti e 0,57 incidenti al
                    km.</p></fn>
            <fn id="fn71"><label>71</label><p>David Harvey, <italic>Geografia del dominio.
                        Capitalismo e produzione dello spazio</italic>, cit. p. 72.</p></fn>
            <fn id="fn72"><label>72</label><p>Tecnicamente &#x201C;TCA in barre e rotolo&#x201D;:
                    &#x00E8; un prodotto in acciaio utilizzato per rafforzare le strutture edilizie
                    in cemento.</p></fn>
            <fn id="fn73"><label>73</label><p>Intervista FF.OO. n.1, Gardone Valtrompia,
                    25.10.2022.</p></fn>
            <fn id="fn74"><label>74</label><p>Antonio Pellegrini, Pierpaolo De Franceschis, Chiara
                    Bentivogli, Eleonora Laurenza, <italic>Quaderni dell&#x2019;antiriciclaggio.
                        Analisi e studi. Un indicatore sintetico per individuare le societ&#x00E0;
                        cosiddette cartiere</italic>, Banca d&#x2019;Italia, n. 15, Roma, 2020, p.
                    5.</p></fn>
            <fn id="fn75"><label>75</label><p>David Harvey, 2001, <italic>Spaces of Capital. Towards
                        a Critical Geography</italic>, Routledge, New York.</p></fn>
            <fn id="fn76"><label>76</label><p><italic>Ibidem</italic>.</p></fn>
            <fn id="fn77"><label>77</label><p>Vincenzo Ruggiero, <italic>Hypotheses on the causes of
                        financial crime</italic>, in &#x201C;Journal of Financial Crime&#x201D;, v.
                    27, n. 1, 2020, p. 255.</p></fn>
            <fn id="fn78"><label>78</label><p><italic>Ibidem</italic>.</p></fn>
            <fn id="fn79"><label>79</label><p>Intervista FF.OO. n.1., cit. </p></fn>
            <fn id="fn80"><label>80</label><p>Intervista a Ernesto Binoli, Brescia, 21.06.2023. (Il
                    nome in questo caso &#x00E8; fittizio per tutela
                dell&#x2019;intervistato).</p></fn>
            <fn id="fn81"><label>81</label><p>Silvana Poloni (a cura di), <italic>Generazione
                        stupefacente. Giovent&#x00F9; protagonista nella societ&#x00E0;</italic>,
                    FrancoAngeli, Milano, 2014.</p></fn>
            <fn id="fn82"><label>82</label><p><italic>Ivi</italic>, p. 19.</p></fn>
            <fn id="fn83"><label>83</label><p>In Lombardia si registra il maggior numero di
                    operazioni antidroga (3.768 operazioni, pari al 16,3&#x0025; delle operazioni
                    condotte a livello nazionale) e di segnalazioni all&#x2019;Autorit&#x00E0;
                    Giudiziaria di soggetti coinvolti nel traffico di stupefacenti (5.432 persone,
                    pari al 14,7&#x0025; delle persone segnalate a livello nazionale). E &#x2013;
                    oltre a Milano &#x2013; &#x00E8; Brescia l&#x2019;altro polo di distribuzione di
                    stupefacenti regionale di eroina. <italic>Ivi</italic>, p. 18. </p></fn>
            <fn id="fn84"><label>84</label><p>Si fa riferimento in particolare alle operazioni di
                    met&#x00E0; anni Novanta come &#x201C;Valle&#x201D;, &#x201C;I fiori della notte
                    di San Vito&#x201D;, &#x201C;Mamerte&#x201D;, &#x201C;SMS 2010&#x201D;,
                    &#x201C;Vele&#x201D; e &#x201C;Centauro&#x201D; svoltesi tra i primi anni
                    &#x2019;00 e gli anni &#x2019;10.</p></fn>
            <fn id="fn85"><label>85</label><p>Intervista FF.OO n. 3, Gardone Valtrompia,
                    14.02.2023.</p></fn>
            <fn id="fn86"><label>86</label><p>Sentenza N. 315/01 (Operazione Valle), Tribunale
                    Ordinario di Brescia, 23.03.2001, p. 44.</p></fn>
            <fn id="fn87"><label>87</label><p>Si vedano Salvatore Lupo, <italic>La mafia americana:
                        trapianto o ibridazione?</italic>, in &#x201C;Meridiana&#x201D;, 2002, v.
                    43, pp. 15-48; e il capitolo VI di Rocco Sciarrone, <italic>Alleanze
                        nell&#x2019;ombra: mafie ed economie locali in Sicilia e nel
                        Mezzogiorno</italic>, Donzelli Editore, Roma, 2012.</p></fn>
            <fn id="fn88"><label>88</label><p>Luc Boltanski, &#x00C8;ve Chiapello, <italic>Il nuovo
                        spirito del capitalismo</italic>, Mimesis Piani di volo, Sesto San Giovanni
                    (MI), 2014, p. 93.</p></fn>
            <fn id="fn89"><label>89</label><p>Come pesci nell&#x2019;acqua, citando Belloni e Vesco,
                    Gianni Belloni, Antonio Vesco, <italic>Come pesci nell&#x2019;acqua</italic>,
                    Donzelli Editore, Roma, 2018.</p></fn>
            <fn id="fn90"><label>90</label><p>Ugo Morelli, <italic>op. cit.</italic>, p.
                35.</p></fn>
            <fn id="fn91"><label>91</label><p>Davide Papotti, <italic>op. cit</italic>., p.
                392.</p></fn>
            <fn id="fn92"><label>92</label><p>Ugo Morelli, <italic>op. cit.</italic>, p.
                34.</p></fn>
        </fn-group><ref-list>
            <title>BIBLIOGRAFIA</title>
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                        venatoria</article-title>
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                    <article-title>L’acqua: un bene prezioso che stiamo dissipando la preoccupante
                        situazione del fiume Mella e della Valtrompia</article-title>
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                    <article-title>Le risorse d’acqua del comprensorio Brescia-Valtrompia. Studio
                        idrogeologico del bacino del fiume Mella stima delle riserve. Tutela degli
                        inquinamenti</article-title>
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